La Canzone d'Autore Italiana
L'urtimo amico va via
(1972 - Califano, Savio)
L' urtimo amico va via,
domani se va a sposà,
se gioca la libertà pure lui.
Er vecchio gruppo 'ndò stà,
me li so' persi così
se so' scordati de me,
Tanto amici e poi... tiè!
Ogni cosa se ne và,
finisce er ciclo de 'n'età,
domani chiude er bar in fondo a 'na via.
Quanta nostalgia me viè,
si penso a quanno tutti noi
se giocavamo a carte quarche bottija
Te saluto gioventù,
te ne sei annata pure tu.
Adesso a me che me rimane più.
L'urtimo amico vi via
e 'nzieme a lui l'allegria.
Ce resto sortanto io
a penzà che ho da fa'.
Dopo aver confezionato tanti successi per altri artisti, nel 1972 finalmente Califano decide di fare il grande passo: pubblicare il primo 33 giri a proprio nome. Dentro "'N bastardo venuto dar sud" c'è già tutto l'universo del cantante di Tripoli: le modeste origini rivendicate orgogliosamente (la fortunata "Semo gente de borgata", tuttavia inficiata da una certa retorica), il sogno di un riscatto, l'azzardosa poesia della piccola malavita e dell' emarginazione, la nostalgia per la perdita inesorabile della giovinezza e dell'ambiente - dei modi - in cui la si è vissuta. A quest'ultimo aspetto si ricollega "L'urtimo amico va via", forse il brano più riuscito ed intenso dell'album: scritto assieme a Totò Savio e divenuto un classico del repertorio del "Califfo", è un canto immalinconito e dolente sul passar delle cose, oltre che una rivendicazione orgogliosa di solitudine a fronte delle scelte convenzionali di quanti non sanno resistere e scelgono d'integrarsi. Proposta pure dai Vianella e da Lando Fiorini, è tuttavia una canzone impossibile da ascoltare disgiunta dalla voce roca di fumo, impastata d'alcool del suo autore.
L' urtimo amico va via,
domani se va a sposà,
se gioca la libertà pure lui.
Er vecchio gruppo 'ndò stà,
me li so' persi così
se so' scordati de me,
Tanto amici e poi... tiè!
Ogni cosa se ne và,
finisce er ciclo de 'n'età,
domani chiude er bar in fondo a 'na via.
Quanta nostalgia me viè,
si penso a quanno tutti noi
se giocavamo a carte quarche bottija
Te saluto gioventù,
te ne sei annata pure tu.
Adesso a me che me rimane più.
L'urtimo amico vi via
e 'nzieme a lui l'allegria.
Ce resto sortanto io
a penzà che ho da fa'.
Dopo aver confezionato tanti successi per altri artisti, nel 1972 finalmente Califano decide di fare il grande passo: pubblicare il primo 33 giri a proprio nome. Dentro "'N bastardo venuto dar sud" c'è già tutto l'universo del cantante di Tripoli: le modeste origini rivendicate orgogliosamente (la fortunata "Semo gente de borgata", tuttavia inficiata da una certa retorica), il sogno di un riscatto, l'azzardosa poesia della piccola malavita e dell' emarginazione, la nostalgia per la perdita inesorabile della giovinezza e dell'ambiente - dei modi - in cui la si è vissuta. A quest'ultimo aspetto si ricollega "L'urtimo amico va via", forse il brano più riuscito ed intenso dell'album: scritto assieme a Totò Savio e divenuto un classico del repertorio del "Califfo", è un canto immalinconito e dolente sul passar delle cose, oltre che una rivendicazione orgogliosa di solitudine a fronte delle scelte convenzionali di quanti non sanno resistere e scelgono d'integrarsi. Proposta pure dai Vianella e da Lando Fiorini, è tuttavia una canzone impossibile da ascoltare disgiunta dalla voce roca di fumo, impastata d'alcool del suo autore.
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