Arte
Caravaggio. Quadri dalle collezioni dei musei italiani e vaticani
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Mosca, Museo Statale delle Belle Arti A. S. Puškin
dal 26 novembre 2011 al 19 febbraio 2012
Di Michelangelo Merisi, il Caravaggio, s'è detto e scritto che dopo di lui la pittura non è più stata la stessa, o altrimenti che con lui comincia la modernità. Qualcuno ha addirittura scritto che mai prima di lui non si era vista tanta realtà in presa diretta, un'arte senza l'apparente mediazione del disegno, dell'accademia e soprattutto delle convenzioni narrative della cultura post-conciliare. Una pittura scarna e disincantata, poetica ma senza retorica, spesso così realistica da far gridare allo scandalo.
Ma a dare scandalo non era solo la sua pittura. Permaloso e litigioso, Caravaggio animava le cronache del suo tempo per la bizzarria del suo temperamento. Si sa che "quando ha lavorato due settimane - riferiscono le testimonianze dell'epoca –, lui si stufa; e lo si vede, fosco d'occhi, capelli e colorito, andare a spasso per un mese o due con la spada al fianco e un servo dietro, da un gioco di palla all'altro, sempre pronto ad attaccar briga ed azzuffarsi". Una vita geniale e tormentata, dissipata nei vicoli romani di Campo dei Fiori, tra bettole e sporcizia, mezzane e prostitute, anche quando l'alternativa era il raffinato palazzo del cardinal Del Monte. Una vita violenta, per troppo amore delle risse e delle armi, in anni violenti e in una società violenta, com'erano i tempi a cavallo tra Cinquecento e Seicento quando l'Italia, che Caravaggio corse dal milanese alla Sicilia e Malta, entrava nel Barocco e nella Controriforma e cadeva sotto il dominio egemonico di Spagna. Fu un assassino e finì disperato in circostanze poco chiare. Una vita durata neanche quarant'anni, diciotto dei quali spesi a rivoluzionare l'arte con la sua pittura piena di pathos, che usa la luce per scolpire i volti di uomini e donne, tanto veri da sembrare appena usciti da una bottega o una bettola di uno dei vicoli romani che frequentava.
Solo diciotto anni segnati da un prestigio inalterato, da un'attività intensa, costante e continua, da un "inarrestabile successo" e solo 64 i dipinti di sicura e documentata autografia del Merisi giunti sino a noi. Per la prima volta undici capolavori del genio lombardo, sono esposti fuori dall'Italia nella mostra monografica che Mosca dedica a Caravaggio per celebrare gli scambi culturali dell'Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e dell'Anno della Cultura e della Lingua russa in Italia. È il Museo Puskin ad ospitare questo straordinario viaggio attraverso il genio e la sregolatezza caravaggeschi reso possibile grazie alla generosità dei più blasonati musei italiani: da Brera a Capodimonte, dalla Pinacoteca Capitolina alla Galleria Borghese, dal Museo Regionale di Messina alla Galleria Borghese alla Pinacoteca Vaticana. I dipinti sono esposti secondo un percorso cronologico che riassume temi fondamentali e fasi stilistiche dell'arte del Caravaggio. Dalla "luce più chiara e luminosa", dalla "brillantezza dei colori" delle scene di strada e di taverna, dai contadini dai piedi sporchi mai prima entrati in una scena sacra, dall'amore dei corpi sensuali e il fascino delle luci-ombre, la pittura si riduce all'essenziale, ad una completa interiorizzazione, in cui si "annulla la parte fisica della luce" e trionfano le grandi zone di buio.
Un percorso che la mostra riassume muovendo dal giovanile "Ragazzo con la canestra di frutta" (1593) della Galleria Borghese per approdare all'estremo "Martirio di Sant'Orsola" (1610) di Banca Intesa di Napoli, passando per il "San Giovanni Battista" (1601- 1602 ) Capitolino e il quasi coevo "San Giovannino", (1602 - 1603) della Galleria Nazionale di Arte Antica in Palazzo Corsini a Roma, la "Deposizione" (1602 -1604) Vaticana, la "Caduta di Saulo" (1604-1605) di Santa Maria del Popolo, la "Cena in Emmaus" (1606 ) di Brera, il "San Francesco in meditazione", (1606) da Palazzo Barberini, l'"Amore dormiente", (1608) della fiorentina Galleria Palatina, la "Flagellazione di Cristo" (1607) da Capodimonte, l'"Adorazione dei pastori" (1609) di Messina.