Come nasce l'idea di questo soggetto?
Innanzitutto il medioevo mi ha sempre affascinato come periodo, non è infatti la mia prima esperienza in materia. L'idea nasce da una serie di ricerche che ho condotto in Francia e che mi hanno portato sulla scia di queste gesta di cavalieri che tentano di recuperare la Sacra Sindone. In Italia non abbiamo un corrispettivo letterario o culturale dei cicli carolingio e bretone. Le saghe dei cavalieri impegnati nella ricerca del Graal provengono tutte dal Nord Europa. La Sindone invece appartiene alla nostra cultura e la sua sparizione dopo il Mille, durata più di due secoli, mi ha suggerito un ciclo che potrei definire "nostrano" di gesta eroiche.
Nel film si parla anche di un'eresia riguardante l'immagine sacra del Cristo che, si sa, essere legata al nome dei templari. Sono molti gli elementi di contatto con quest'ordine molto discusso. Qual'è la sua ipotesi?
In realtà l'ipotesi non è mia. Tutti sanno che l'ordine venne chiuso, con l'uccisione di tutti i suoi appartenenti nel 1314, con l'accusa appunto di eresia. Ma in realtà è anche risaputo che non tutto l'ordine fosse coinvolto nell'eresia e che quell'accusa infamante gettò discredito anche sugli innocenti, su uomini che avevano combattuto per la fede e si erano sacrificati per essa. E' questo il motivo per cui nel film non nomino mai esplicitamente i Templari. L'eresia di Amaury de La Roche, che viene nominato più volte nei reali processi ai Templari, è funzionale alla storia, ma è anche una mia personale ipotesi alla sparizione della Sacra Sindone.
Lei come si pone di fronte ai numerosi tentativi di confutare la veridicità della Sacra Sindone?
Questo è un altro dei motivi che mi hanno spinto a scrivere e girare il film. Trovo commovente ed incredibile il potere umano e religioso di questa Reliquia. Io non posso giurare che a Torino si trovi davvero il lenzuolo con cui fu avvolto Cristo ma prendo atto del suo potere immenso e straordinario. Ho tentato di esprimere questa forza nella coesione improvvisa e assoluta di questi personaggi così diversi verso un obiettivo comune. Il loro essere eroi e dover superare tanti e tali pericoli, è dovuto alla fede che alcuni hanno immediatamente, che altri conquistano con il tempo.
A proposito di pericoli, non crede che il film sia troppo violento?
Il Medioevo era un periodo violento, tutto quello che rappresento nel film è vero e documentato. La vita era così, pericolosa e dura. Ho volutamente ricostruito tutto nei minimi particolari, facendo usare agli attori vere spade e vere pesantissime armature. Gli attori sono stati straordinari, non hanno usato controfigure. E straordinari sono stati anche i 200 cavalieri umbri, gli armaioli e tutti coloro che hanno lavorato al film.
Il film è un vero e proprio kolossal, girato con grandi mezzi, come mai questa scelta?
In questo film non ho lasciato in panchina nemmeno uno strumento cinematografico. Io credo che il cinema italiano abbia un dovere nei confronti del mezzo cinematografico. Ho cercato di fare un film avventuroso, riducendo al minimo l'introspezione psicologica, e ne sono orgoglioso. Per l'ultima scena di combattimento ho usato quattro macchine da presa per cinque giorni di lavorazione, è stato estenuante ma sono molto soddisfatto del risultato.
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