Musica
Esco di rado e parlo ancora meno
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Adriano Celentano: Esco di rado e parlo ancora meno
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di Adriano Celentano
Edizioni: Clan
Il titolo la dice lunga e non nasconde le intenzioni del sempre agguerrito Molleggiato. Esserci ma non partecipare, comunicare senza straparlare, entrare dalla porta principale senza farsi vedere. Ambizione difficile ma già riuscita al cantante con il suo precedente e fortunatissimo "Io non so parlar d'amore" che vanta il record di 78 settimane di permanenza ai piani alti delle classifiche ed oltre 1 milione e ottocentomila copie vendute. Non male per un personaggio che non calca i palcoscenici da sei anni, e si può permettere di ideare e realizzare un programma televisivo senza precedenti puntando pochissimo sul revival della sua lunga carriera. Questo nuovo album, terzo in tre anni, ha tutta l'aria di voler bissare il successo della serie iniziata con l'inaspettato duetto con Mina. Il nucleo creativo resta quello già sperimentato e collaudato per "Io non so parlar d'amore" che lega la musica di Gianni Bella all'instancabile vena poetica di Mogol sotto la sapiente guida degli arrangiamenti di Fio Zanotti. Dodici pezzi che quasi si dividono i due filoni differenti: ben sette brani, tra cui "Apri il cuore", "Ti prenderò", "Per averti", "Quello che non ti ho detto mai", sviscerano il solito tema dell'amore caro al paroliere di Battisti, sezionato in tutte le sue sfumature, dalla rabbia alla gioia, dalla noia al dolore. L'altro, che riguarda i restanti quattro brani, risponde invece a quella necessità di schierarsi socialmente a cui Celentano ci ha da sempre abituato, toccando temi come la fame nel mondo, il debito dei paesi poveri, lo stupro delle donne nei paesi in guerra. Senza dubbio più irrequieto e più impegnativo, anche dal punto di vista sonoro, questo disco non si adagia sul successo del precedente ma ne rappresenta una sorta di continuazione, il rafforzamento di uno stile tratteggiato sulla personalità del cantante dall'indiscutibile talento degli autori. Una sinergia tangibile anche nelle altre due eccellenti collaborazioni presenti nell'album, le due chicche di tutto il lavoro. La prima è il consolidamento di un'esperienza nata nel corso del programma tv "Francamente me ne infischio", durante la quale Celentano ha cantato con Nada "Il figlio del dolore", una struggente e non retorica denuncia delle violenze subite dalle donne nei Balcani, impreziosita in questa versione in studio dal coro delle voci bulgare. L'altra presenza, tra l'altro inaspettata, è quella di Ivano Fossati, autore della canzone da cui è stato tratto il titolo del disco "Io sono un uomo libero". Il risultato è il pezzo più bello, una ballata reggae ritmata dal cantato di Celentano, tagliata su di lui dal cantautore genovese e manifesto programmatico del suo pensiero.