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di Adriano Celentano
Edizioni: Sony
Musica
Quanto al valore specifico del lavoro, diciamo subito che "Per sempre" si rivela ad un attento ascolto un po' meno compatto ed ispirato rispetto ai due dischi che sono venuti prima. Se, infatti, gli arrangiamenti di Fio Zanotti risultano abili ed efficaci, le musiche di Gianni Bella nella maggior parte dei casi suggestive e valide, viceversa i testi di Mogol non appartengono alla vena migliore del noto paroliere (alcuni, come quelli di "Una luce intermittente" e "Pensieri nascosti", ci sembrano addirittura fra i suoi meno felici in assoluto).
Ciò detto, non manca qualche episodio di buona qualità: ad esempio, è aggraziata ed intensa, destinata a durare nel ricordo, "Più di un sogno". Il meglio, però, viene dalle cose più azzardate e lontane dall'accademia: "I passi che facciamo", musicata da Leon, ha bei versi vergati dal giovane Luigi De Crescenzo, in arte Pacifico. Ha una superlativa resa la già citata "Vite", eseguita dal vivo in passato anche dal Guccini medesimo: Celentano ne fa una cosa diversa ed egualmente riuscita, bravo com'è a reinventare le canzoni di grandi artisti (si pensi alla storica "Azzurro" di Paolo Conte). Il pezzo che dà il titolo all'opera, infine, è firmato da Gianni Bella e Stefano Pieroni, allievo del CET di Mogol: anche qui, l'esito può dirsi soddisfacente, pur se per intero nell'ambito della tradizione. La formula generale, tuttavia, pare avviata al crepuscolo: è forse giunto il momento, per il Nostro, di compiere una svolta, di nuovamente reinventarsi, come sovente ha fatto. Grinta ed idee, di sicuro, non gli fanno difetto.
F.T.
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