Cinema
I cento passi
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Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Marco Tullio Giordana
Soggetto: Claudio Fava, Monica Zappelli
Sceneggiatura: Claudio Fava, Monica Zappelli, Marco Tullio Giordana
Fotografia: Roberto Forza
Scenografia: Franco Ceraolo.
Montaggio: Roberto Missiroli
Costumi: Elisabetta Montaldo
Italia, 2000
Durata: 114'

PERSONAGGI E INTERPRETI

Peppino Impastato: Luigi Lo Cascio
Luigi Impastato: Luigi Maria Burruano
Tano Badalamenti: Tony Sperandeo
Felicia Impastato: Lucia Sardo
Cugino Anthony: Ninni Bruschetta
Giovanni Impastato: Paolo Briguglia

Il 9 maggio del 1978, il medesimo giorno in cui a Roma venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro ucciso dalle Brigate Rosse, furono recuperati i miseri resti di Peppino Impastato, trentenne militante di "Lotta Continua" in prima linea nella battaglia contro la mafia, fatto saltare in aria su dei binari ferroviari con una carica di tritolo legata alla cintura.
La notizia passņ ovviamente in second'ordine, dapprima liquidata come un suicidio e relegata in brevi trafiletti: solo ora, ad oltre vent'anni dall'accaduto, dei pentiti accusano il boss Tano Badalamenti d'essere il mandante d'un assassinio per il quale s'annuncia, nella prossima primavera, un processo.
Gią indagatore - con "Pasolini, un delitto italiano" (1995) - dei misteri dell'Italia contemporanea, Marco Tullio Giordana ricostruisce ne "I cento passi" il martirio di Impastato con scrupolo cronachistico, all'insegna d'uno sdegno contenuto sotto cui s'avverte tuttavia fremere una grande passione civile: l'ambiente chiuso di Cinisi (il paesino vicino a Punta Raisi teatro della vicenda), la diffidenza degli abitanti, la lotta del giovane per spezzare il predominio d'una logica chiusa fino al tanfo vengono descritti con sensibilitą e misura, evitando sottolineature folkloristiche e digressioni didattiche.
Apparentabile al cinema "politico" degli anni ‘60 e ‘70 (Damiani, Montaldo e soprattutto Rosi, espressamente citato tramite una sequenza del classico "Le mani sulla cittą"), del quale recupera il gusto per una narrazione robustamente "di genere", il film si chiude sui funerali del protagonista, seguiti da 1500 amici e compagni di lotta, sulle note struggenti di "A whiter shade of pale" dei Procol Harum. Un atto di fede nella continuitą dell'illusione, ed un commosso invito a non mollare.