Momenti del Cinema Italiano
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Salò o le 120 giornate di Sodoma
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Informazioni
CAST TECNICO ARTISTICO
Regia: Pier Paolo Pasolini
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Fotografia: Tonino Delli Colli
Scenografia: Dante Ferretti
Musica: Ennio Morricone
Montaggio: Nino Baragli
(Italia, 1975)
Durata: 116'
Prodotto da: PEA Roma, Les Productions Artistes Associés

PERSONAGGI E INTERPRETI
Il Duca Blangis: Paolo Bonacelli
il Presidente della Corte d'Appello: Uberto Paolo Quintavalle
il Vescovo: Giorgio Cataldi
l Presidente Durcet: Aldo Valletti

Ultimo film di Pasolini, che fu ucciso dopo le riprese, ma prima di poter ultimare il montaggio, "Salò o le centoventi giornate di Sodoma" (1975) portò con sé una serie di prevedibili critiche negative alle quali peraltro il regista non poté mai rispondere. Il film riprende l'impostazione del romanzo del Marchese de Sade, basato sulla ripetizione infinita del numero quattro. Protagonisti principali sono quattro Signori, detentori di tutti i Poteri. Il Duca possiede il potere nobiliare, il Monsignore quello ecclesiastico, Sua Eccellenza il Presidente della corte d'Appello quello giudiziario e il Presidente Durcet quello economico. In una villa, un tempo sontuosa, i quattro Signori si riuniscono con quattro Megere, ex prostitute, e un gruppo di giovani ragazzi e ragazze, figli di partigiani o partigiani loro stessi, fatti prigionieri. Nella villa vige il regolamento dei Signori al quale nessuno si può sottrarre. Questa legge prevede che i Signori possano disporre della vita dei prigionieri in qualunque momento e in qualunque modo, chiunque volesse trasgredire sarebbe punito con la morte. Il film è diviso in quattro parti, ideate secondo una struttura dantesca: un Antinferno e tre Gironi. Nell'Antinferno i Signori sottoscrivono il loro patto di sangue e catturano le loro vittime, trascinandole, con l'aiuto dei soldati delle SS, nella villa poco fuori Salò. Il primo Girone è quello delle Manie, nel quale i Signori esercitano sulle vittime una serie di sevizie, costringendoli a mangiare a quattro zampe, nudi e latranti, o a ingerire cibo gettato in terra e riempito di chiodi. Il secondo Girone è chiamato della Merda, ed è incentrato sull'analità e in particolare sulla scatofagia. Nel Girone del Sangue, Pasolini arriva all'apice di efferatezze, fino a rappresentare un'orgia di torture, amputazioni, uccisioni rituali, e atti di necrofilia. La pellicola si chiude con un Epilogo, nel quale due giovani collaborazionisti, nel mezzo della carneficina, cambiano canale della radio e improvvisano un improbabile danza al ritmo di "Son tanto triste", motivo conduttore del film.

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