Informazioni
CAST TECNICO - ARTISTICO
Regia: Ivan Cotroneo
Soggetto e sceneggiatura: Ivan Cotroneo, Monica Rametta, Ludovica Rampoldi
Fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Giogiò Franchini in collaborazione con Donatella Ruggero
Scenografia: Lino Fiorito
Costumi: Rossano Marchi
Musiche: Pasquale Catalano
Durata: 98 m
Italia, 2011
PERSONAGGI E INTERPRETI
Rosaria: Valeria Golino
Titina: Cristiana Capotondi
Antonio: Luca Zingaretti
Salvatore: Libero De Rienzo
Peppino: Luigi Catani
Gennaro: Vincenzo Nemolato
Assunta: Monica Nappo
Arturo: Massimiliano Gallo
Carmela: Lucia Ragni
Federico: Gennaro Cuomo
Vincenzo: Sergio Solli
Valeria: Antonia Truppo
Maestra Lina: Rosaria De Cicco
Elio: Carmine Borrino
Zia Spagnola: Nunzia Schiano
Matarrese: Fabrizio Gifuni
“Tutte le famiglie felici si somigliano fra loro. Quelle infelici lo sono ciascuna in un modo proprio”. In quale, tra i due gruppi delineati da Tolstoj nell’incipit di “Anna Karenina”, rientrano i Sansone - famiglia affollata e casinista, nella Napoli del ‘73 - protagonisti de “La kryptonite nella borsa”? Il dolore c’è, senza dubbio: giunto dalla scomparsa sotto ad un tram di Gennaro, un bizzarro cugino che si credeva Superman e si vestiva come tale; oppure acquattato dentro Rosaria e destinato a sfociar in depressione, allorquando ella apprende che il marito Antonio la tradisce. Esiste, però, in detto gruppo, anche una misura di gioia: la apportano, ad esempio, Titina e Salvatore, i fratelli di Rosaria, che vivono un poco in ritardo la liberazione sessuale post ‘68, coinvolgendovi pure il novenne nipote Peppino. Ecco, è questo bimbo occhialuto e sensibile, immaginoso e gentile, la voce narrante, lo sguardo osservante di tutto quanto ci viene narrato nella riuscita pellicola d’esordio di Ivan Cotroneo. Già scenneggiatore di successo per Guadagino ed Ozpetek (e più d’una suggestione del cinema del turco la ritroviamo qui), il 43 enne napoletano adatta pel grande schermo il suo omonimo romanzo del 2007, “La kryptonite nella borsa”, conservandone il carattere simpaticamente vitale, il tono caciarone che sfuma nella malinconia. Parente alla lontana del Giorgio Forbicioni di “Mignon è partita” (1988) di Francesca Archibugi, Peppino - in un’atmosfera da affettuoso “italian graffiti” per nulla dissimile da quella del recente “Cosmonauta” di Susanna Nicchiarelli: e ci troviamo, così, ad evocare un’altra opera prima - si muove dentro un universo che ha i colori, i toni kitsch dei ‘70 nostrani, tra pantaloni scampanati ed autocoscienza femminile. Non riesce, il pur bravissimo Cotroneo, a evitar del tutto le trappole della nostaglia d’epoca (finitimo in questo a Pappi Corsicato, con cui il nostro ha infatti iniziato e dal quale trae con evidenza ispirazione): ciò precisato, “La kryptonite nella borsa” è un film in gran misura delizioso, che infila canzoni del tempo italiane - “Quand’ero piccola” di Mina, “Nun è peccato” di Peppino di Capri - e straniere - “Lust for life” di Iggy Pop, “Life on Mars” di David Bowie - come perle d’una collana, tinge di lisergico certi interni popolari che inteneriscono, ha l’ardire di affidare ad un volo non solo metaforico lo scioglimento. Ed invita a crescere restando se stessi (“These boots are made for walkin’”, no?), a scorno degli altri e della loro piccineria.
Francesco Troiano