Roma, Palazzo delle Esposizioni.
Fino al 16 aprile 2001.
Catalogo edito da Electa.
Il volto di Cristo - Opere in mostra
La mostra, apertasi a Roma al Palazzo delle Esposizioni il 9 dicembre, focalizza l'interesse degli storici dell'Arte sul Volto di Cristo nella storia delle immagini, non solo da un punto di vista iconografico, ma anche sotto l'aspetto teologico. Vedere il volto di Cristo significa conoscerlo e capirlo. Difatti quando nel Vecchio Testamento (ES: 33, 17-23) Mosé non riesce a vedere il volto di Dio oscurato dalla sua fulgida potenza, il profeta è interpretato nelle scritture come colui che non vede, quindi non conosce. Se in Numeri:14-8 invece si auspica di esser "bocca a bocca con Dio", Vedere è allora conoscere, come attestano le numerose visioni presenti nell'agiografia (vite dei Santi), nelle quali la visione estatica scavalca il contatto verbale per un "vis á vis" di natura assoluta e contemplativa. Sono dunque le immagini che riproducono il sacro Volto ad esser motivo di devozione e di studio, quali quelle conservate a Roma in Santa Maria Maggiore, in San Giovanni in Laterano (questa ora in Vaticano) e in Santa Croce in Gerusalemme. Si credeva che tali dipinti fossero dei veri ritratti di Cristo, per cui concentravano nell'icona sacra un potere, a detta del popolo, miracoloso, senza alcuna disputa somatologica. Tale tradizione planava a Roma dall'oriente, dove il mandlyon (telo dipinto) con il volto di Cristo (celebre quello di Edessa in Mesopotamia) derivava da un episodio dei Vangeli Apocrifici quando, durante la Passione, Cristo sale al Golgota e una donna di nome Veronica asciuga il viso dell'Uomo con un telo quadrato su cui rimane impresso la sagoma del suo volto. Da qui la tradizione profana che vede in Veronica la "vera icona", l'immagine originale del volto di Cristo.
La mostra sviluppa quindi la somatizzazione di Cristo trasfigurata in quadri, teli e sculture, nelle quali ogni artista si è cimentato nei secoli con le prime Icone romane e orientali, tendendo quindi a raffigurare il Volto di Cristo con perizia stilistica e con dovizia filologica. Ecco allora Il "Cristo Acheropita (dipinto da mano non umana)" del XVI secolo, che riprende un leggendario ritratto di Cristo conservato nel VI secolo dal re Agbar, sino al Cristo straziato del Beato Angelico, o a quello malinconico di Mantegna o il sofferente volto dipinto da Lelio Orsi (?). Elemento comune di queste immagini rimane la fonte cui si ispirano Maestri diversi. Le diverse "imago pietatis" dipinte da anonimi esecutori, che qualcuno crede angeli, delle chiese romane di Santa Croce, del Laterano e di Santa Maria Maggiore, dinanzi alle quali il popolo genuflesso donava devozione in cambio di miracoli. Immagini legate alla devozione privata dove il fedele, oltre a godere con un principio estetico concreto, cercava Dio nella sfera della Rappresentazione.
- Guercino. 1591-1666 Capolavori da Cento e da Roma
- Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell'Ermitage alle Gallerie dell'Accademia
- Caravaggio. Quadri dalle collezioni dei musei italiani e vaticani
- Roma al tempo di Caravaggio 1600 - 1630
- Giovanni Segantini: Light and mountains
- Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan
- Leonardo. Il genio, il mito
- Il Simbolismo in Italia
- Leonardo e Michelangelo. Capolavori della grafica e studi romani
- Virgilio. Volti e Immagini del Poeta

