Dante
Dante
Cacciaguida
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Trisavolo di Dante (in quanto padre di quell'Alighiero da cui, tramite Bellincione e poi Alighiero II, sarebbe disceso il poeta), è il protagonista di un importante episodio del Paradiso, che si estende per ben tre canti (XV, XVI e XVII). Al di fuori della Commedia, la sua esistenza storica è provata da due documenti, risalenti, rispettivamente, al 1189 e al 1201 (ai quali alcuni studiosi aggiungono un terzo del 1131). L'anno della sua nascita, indicato da Dante con una perifrasi dall'interpretazione piuttosto controversa (Par. XVI 36-39), è stato fissato dalla maggior parte degli esegeti al 1091. Nominato cavaliere da Corrado III di Svevia, Cacciaguida seguì quell'imperatore nella seconda crociata in Terrasanta (1147-49), dove trovò la morte per mano degli infedeli prima del 1148. La narrazione del suo incontro con Dante nel Cielo di Marte (che ospita gli spiriti che combatterono in difesa della Fede), costituisce uno degli episodi cruciali della Commedia. Palesemente modellato sul racconto virgiliano dell'incontro di Enea con Anchise nei Campi Elisi (Eneide, VI 703 sgg.), l'episodio svolge la funzione di una sorta di investitura morale e religiosa del poeta. A Cacciaguida, infatti, dopo aver chiesto notizie su 1) chi fossero i suoi antenati, 2) in che anno fosse nato, 3) quanti fossero gli abitanti di Firenze al suo tempo e 4) chi ricoprisse allora le più alte cariche cittadine (Par. XVI 22-27), Dante domanda il significato delle molte profezie, relative al proprio futuro, che egli ha raccolto durante il suo viaggio (Par. XVI 13-27). La spiegazione della "cara piota" (Par. XVII 13), che descrive al poeta le tappe salienti del suo prossimo esilio esortandolo a rivelare per intero il contenuto della sua visione una volta che sarà tornato tra gli uomini (Par. XVII 127-29), permette di leggere il "poema sacro" (Par. XXV 1) come l'adempimento di una sorta di missione profetica e civile, assegnata a Dante dalla divina provvidenza.

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