Dante
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Glossa
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Con questo termine si indicano i sinonimi o le perifrasi che venivano segnati nell'interlinea o nei margini di un testo, per spiegarne determinati vocaboli. Le glosse pi¨ elaborate servivano a meglio comprendere un intero testo, commentandolo, spiegandolo e interpretandolo con esempi e parafrasi. Nell'antichitÓ furono celebri le Glosse omeriche di Zenodoto di Efeso (III secolo a.C.); nel medioevo ebbe particolare rilevanza negli studi giuridici la Glossa accursiana (del XII secolo). Le glosse pi¨ importanti erano per˛ quelle al testo della Bibbia, che incontrarono una vera e propria proliferazione (di cui si lamentarono spesso gli stessi teologi). La pi¨ diffusa di queste glosse bibliche Ŕ la cosiddetta Glossa ordinaria, o solo Glossa, che probabilmente fu redatta nel XII secolo da Anselmo di Laon e da suo fratello Raoul. La Glossa consisteva in un commento continuo teso all'esposizione del testo, versetto per versetto, che chiariva passi difficili e dava anche spazio all'interpretazione allegorica o a problemi di tipo esegetico o teologico. Nella sua stesura definitiva vennero accolti i metodi e gli insegnamenti delle scuole dei secoli precedenti, dalla formulazione di un linguaggio tecnico per la trattazione delle questioni teologiche, al riconoscimento dei "moderni auctores", all'estensione della pratica esegetica della "moralizzazione", ossia il riconoscimento della possibilitÓ di leggere i testi classici ricercando, al di lÓ del senso letterale, una lezione morale e un insegnamento etico. Nei primi trent'anni del secolo XIII, con il consolidamento delle UniversitÓ, lo studio della Bibbia fu guidato da maestri del clero secolare che si servirono della Glossa e dei testi dell'inglese Stefano Langton. Il primo domenicano che insegn˛ teologia a Parigi fu Ugo di San Caro, presente dal 1230 al 1235; a lui si deve fu l'elaborazione di una Postilla sull'intera Bibbia, intesa come integrazione alla Glossa. In seguito, il termine "glossa" non venne pi¨ applicato a glosse continue, ma fu riservata alle glosse marginali o interlineari (si veda Smalley 1972, p. 376).

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