Cinema
The dreamers
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Bernardo Bertolucci: The Dreamers
Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Gilbert Adair
Fotografia: Fabio Cianchetti
Scenografia: Jean Rabasse
Costumi: Louise Stjernsward
Montaggio: Jacopo Quadri
Suono: Stuart Wilson
Italia, 2003
Durata: 120

PERSONAGGI E INTERPRETI

Matt: Michael Pitt
Theo: Louis Garrel
Isabelle: Eva Green
Robin Renucci
Anna Chancellor
Florian Cadiou

Lasciati soli a Parigi dai genitori, in vacanza per un mese, Isabelle ed il fratello Theo invitano nella loro dimora Matthew, un giovane americano incontrato alla Cinémathèque. Chiusisi in casa, i tre ragazzi si danno a giochi di cinema e di sesso, discutono, mangiano, si amano. Alla fine, l'esterno fa irruzione tramite il sasso che frantuma un vetro: il fuoco della rivolta ha incendiato le vie della capitale, Isabelle e Theo si uniscono ai tumulti, Matthew volta le spalle e se ne va.
Annunciato come un film sul ‘68, “The Dreamers” è in realtà il racconto d'una iniziazione alla vita: sulla scorta del romanzo “The Holy Innocents” di Gilbert Adair, autore pure della sceneggiatura, Bertolucci dedica a quegli anni solo l'incipit (la protesta, infine vittoriosa, pel licenziamento del direttore della Cinémathèque Henri Langlois, voluto dal ministro Malraux) e la chiusura, con violenti scontri fra polizia e dimostranti, come nel classico “Fragole e sangue” di Stuart Hagmann.
L'aria del tempo filtra, però, nella mescolanza di passioni private e pubbliche, nell'osmosi fra liberazione sessuale e politica di una stagione irripetibile. Le pagine più belle del film nascono dalla cinefilia del terzetto (i quiz che ciascuno fa all'altro, mentre Fred Astaire danza in “Cappello a cilindro”, Greta Garbo percorre una stanza ne “La regina Cristina”, Jean Seberg vende il “New York Herald Tribune” sugli Champs Elysees in “Fino all'ultimo respiro” di Godard), dall'attrazione fisica che lo unisce (l'amplesso fra Matthew ed Isabelle, col sangue della deflorazione spalmato sul volto degli amanti), dall'improvvisa felicità che nasce dalla simbiosi fra amicizia e giovinezza (la splendida sequenza in cui i tre ricreano lo sprint del godardiano “Band à part”). Ricco di bellissime immagini, che a tratti faticano ad assumere compattezza di racconto, “The Dreamers” è comunque una delle opere più riuscite del cineasta parmense, a proprio agio nelle scene erotiche - girate in punta di cinepresa, in ossimorica fusione di pudore e trasgressione - come in quelle di massa, all'insegna d'una partecipazione che si fa memoria rivendicata (la voce struggente della Piaf in “Non, je ne regrette rien”, sui titoli di coda).
Pitt, Garrel e la Green illuminano lo schermo con la bellezza dei propri corpi, con il loro subitaneo esplodere nella gioia e ritrarsi nel dolore: ritraggono l'ansia e gli slanci della stagione verde con una immediatezza rara, in virtù d'un talento che la regia demiurgica ed intenerita di Bertolucci ha saputo davvero valorizzare.

 

Francesco Troiano