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Niente di vero tranne gli occhi
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Giorgio Faletti: Niente di vero tranne gli occhi 
Informazioni
di Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
pp.500
Euro 18,60

Pur se la tradizione indigena, figurativa e letteraria, non contempla alcun omologo di Hieronymus Bosch o di Edgar Allan Poe, da gran tempo qui da noi i brividi non sono più merce d'importazione: basti pensare, per rimanere solo al passato decennio, al valore di romanzi quali “Io non ho paura” di Niccolò Ammaniti, “Almost blue” e “Un giorno dopo l'altro” di Carlo Lucarelli, o dei racconti di “Gotico rurale” di Edoardo Baldini. Tutti i titoli citati hanno in comune la ricerca di una via italiana, specifica ed originale, alla paura: collocati in contesti nostrani, con personaggi che appartengono alla vita comune, essi sono assai lontani dalla spettacolarità dei celebrati - sin troppo - modelli d'Oltreoceano. La peculiarità, due anni or sono, dell'esordio nel thriller di Giorgio Faletti con “Io uccido” (tradotto in varie lingue e pubblicato in molti paesi stranieri, è tra i maggiori successi delle ultime stagioni), stava proprio nel riuscito tentativo da parte dell'autore di fare un giallo “all'americana”, con personaggi ed ambiente, struttura ed intreccio, di respiro ed ambizioni internazionali. Il gioco riesce ancor meglio in questo secondo “Niente di vero tranne gli occhi” (Baldini Castoldi Dalai), dove l'azione si svolge fra New York e Roma - netta è la prevalenza della prima, però - e la metropoli statunitense è scossa da una serie di crudeli omicidi, con i corpi delle vittime sistemati ad imitare posture ed atteggiamenti dei personaggi dei Peanuts. Sulle tracce dell'assassino, che sembra prediligere giovani altoborghesi (il primo a cadere è il figlio ribelle del sindaco, divenuto pittore alla moda col nome d'arte di Jerry Kho), l'ex-tenente del NYPD Jordan Marsalis e, successivamente, un commissario della polizia romana, l'affascinante Maureen Martini. Serrato nel ritmo, scaltrito nel montaggio, il libro si legge tutto d'un fiato malgrado le sue quasi cinquecento pagine: in più di un punto, la forte connotazione cinematografica di certi brani fa pensare ad un'opera già concepita in funzione del grande schermo ( e che di immaginario cinematografico, d'altro canto, si nutre, da “Occhi di Laura Mars” di Irvin Kershner a “In Dreams” di Neil Jordan, passando per “7 note in nero” di Lucio Fulci). Nulla di male, intendiamoci: l'attenzione al taglio pirotecnico di taluni segmenti non va di sicuro a scapito della compattezza della narrazione, né tanto meno della qualità della scrittura. Che è alta, come forse non ci si aspetterebbe da un libro di genere: si avverte quanto, pur in un testo di questa mole, Faletti si sia preso la briga di lavorar di bulino, con esiti invero convincenti. Un divertimento di elevato livello, in definitiva, a conferma del talento non episodico di un nuovo, validissimo scrittore.

F.T.