Informazioni
Francavilla al Mare (Chieti), Museo Michettidal 24 giugno al 30 settembre 2006orari: tutti i giorni 18-24biglietti: intero euro 4 - ridotto euro 2informazioni: tel. 085/4911161
Una famiglia "geniale". Illuminata dal faro dell'arte, epifania di talento e mistero. Una famiglia cullata dalla classicità e nobilitata dalla modernità. Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, fratelli, nacquero, infatti, in Grecia da genitori italiani, e lì vissero fino all'adolescenza. Forse furono proprio le suggestive e grandiose rovine dell'antichità classica a suscitare in loro le prime impressioni "metafisiche": perfette nella misura, ma frammentarie, non più collegate all'ambiente nel quale erano state create e, quindi, decontestualizzate, illogiche, eppure animate da una loro propria vitalità, testimoni, muti ma pensanti, di secoli di storia. Certo è che, in seguito, i due fratelli si rivelarono tra i più validi interpreti dell'universo artistico ed esistenziale contemporaneo, soprattutto grazie all'esperienza metafisica, mirabile strumento d'indagine delle inquietudini e delle insicurezze del primo Novecento, delle sue aspettative e delle sue paure. Tra di loro, straordinaria consonanza, fecondo scambio d'idee, pur nell'affermarsi delle singole personalità: Giorgio, "cantore" della metafisica fino alla svolta "baroccheggiante" dell'ultima produzione; Alberto, singolare figura di poeta, scrittore, musicista, pittore dai temi eminentemente surreali. Un suo poema drammatico, "Les Chants de la Mi-Mort", rappresentato a Parigi nel 1914, sembra preannunciare i manichini che appaiono in tante opere di De Chirico: "uomini senza voce, senza occhi e senza volto".La mostra abruzzese si propone proprio di ricostruire le importanti "connessioni" artistico-letterarie intercorrenti fra Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, estendendo la propria riflessione anche a Ruggero Savinio, figlio d'Alberto, erede di un pensiero articolato e raffinato, poi rielaborato in un'efficace e personale sintesi.Curata da Silvia Pegoraro, l'esposizione documenta le notevoli "attitudini" artistiche di questa singolare famiglia riunendo una sessantina d'opere dei tre pittori, distribuite cronologicamente attraverso l'intero arco dell'attività di ciascuno. Tra queste spiccano alcuni inediti di notevole qualità, come "En visite" (1930) di Alberto Savinio o "Le figlie di Apollo" (1954) di Giorgio De Chirico, la cui autenticità è stata riconosciuta dalla Fondazione Giorgio e Isa De Chirico.