Altro
Fellini e Fo il segno dei registi rivoluzionari
Segnala la pagina
/immagini/altro/fellini/dx1.jpg
Informazioni

disegni geniali
Fondazione Antonio Mazzotta
Milano, Foro Buonaparte 50
4 giugno - 15 settembre 1999
Una mostra di straordinaria bellezza, offerta da una coppia eccezionale, costituita dal grande regista cinematografico Federico Fellini e dal geniale Giullare, per usare la sua auto-definizione preferita, Dario Fo, premio Nobel per la letteratura nel 1997. Niente di più  stimolante a Milano di questa rassegna ottimamente impaginata.
Trecentocinquanta opere fra disegni, acquarelli, fotografie e documenti, con l'aggiunta di una serie di televisori, piazzati nelle varie sale espositive, che trasmettono la registrazione dello spettacolo forse più bello di Dario Fo, "Mistero buffo".
"Genialità anarchica, al di fuori delle mode e delle classificazioni", viene definito l'elemento comune ai due artisti, nella presentazione della mostra. Ma di "anarchico" nei dipinti di Dario Fo, c'è molto poco. Sono anzi, nella maggior parte improntati ad uno stile figurativo caratterizzato da un classicismo magico. In comune, in entrmabi gli artisti, la passione del disegno. Fellini cominciò a pubblicare le prime caricature nel 1937 nel numero unico "La Diana" dell'Opera Nazionale Balilla e poi via via sulla "Domenica del Corriere", su "Marc'Aurelio" e su altre pubblicazioni. Diventato regista, la vocazione di disegnatore non venne mai meno. Nei suoi fogli ricorrono i personaggi dei suoi film: "Amarcord", "Giulietta degli spiriti", "E la nave va", "Prova d'orchestra", "La città delle donne".
Dario Fo cominciò da subito a scarabocchiare, ma poi dette un ordine rigoroso alla propria vocazione, frequentando l'Accademia di Brera, dove conobbe e frequentò De Chirico, Carrà, Morlotti, Cassinari e poi, a Parigi, Léger. Ma evidentemente la passione per il teatro era più forte.
In questa rassegna sono anche presenti i bozzetti di Fo per lo spettacolo "Il dito nell'occhio" del 1951. Pittore tutt'altro che dilettante e maestro della scena, i due aspetti non sono separabili nell'arte di Dario Fo. Dice bene Emilio Tadini, quando scrive nel catalogo: "forse se si guardano i disegni di Dario Fo, si può trovare il tempo per pensare il valore di ciò che nel suo corpo sulla scena - su ogni scena - ci dà piacere".
Quasi coetanei (Fellini nacque nel 1920, Fo sei anni dopo), i due artisti non hanno avuto molti incontri nel corso della loro vita. Ma si conoscevano e si stimavano. Fo parla oggi dei disegni di Fellini come quelli di "uno stupendo dilettante" e rammenta un loro incontro a Roma, uno dei pochi, quando lui interpretava il film "Lo svitato", mentre Fellini girava "I vitelloni.
La mostra è un piacere per gli occhi e per la mente.

350 opere alla Fondazione Mazzotta