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Cinquant'anni
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Cinquant'anni di Eugenio Finardi
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di Eugenio Finardi
I dischi, a volte, nascono dalle motivazioni più eterogenee. Prendiamo "Cinquant'anni", ultima fatica musicale di Eugenio Finardi, con la quale egli celebra sin dal titolo una tappa importante della propria vita (pur se i festeggiamenti arrivano in leggero ritardo sulla data del compleanno, caduta il 16 luglio scorso). L'idea per il cd nasce infatti da una serie di conversazioni svoltesi fra il cantautore milanese ed Angelo Carrara, suo amico e produttore di sempre: quest'ultimo non mancava di far notare ad Eugenio come molte sue canzoni del passato, riascoltate, suonino oggi ancora attuali.
Perché non rifarle nel ventunesimo secolo, magari aggiornandole nelle orchestrazioni? Detto fatto, si mette al lavoro una piccola squadra composta dal Carrara, da Vittorio Cosmi, da Finardi medesimo e dalla sua compagna, Patrizia Convertino: alla fine, restano sul tappeto 13 brani, scelti tra le cose meno note e celebrate del Nostro.
"Questo non è un best", ci tiene a precisare Eugenio, "si trattava solo di ripescare in repertorio e salvare pezzi altrimenti destinati a essere scordati, anche perché le dinamiche discografiche odierne tendono a divorare tutto, e far sparire dalla circolazione i vecchi dischi".
Per la gioia dei nostalgici, sfilano così in parata cose antiche e nobili quali "Afghanistan", "Scuola", "Trappole", "Come un animale", "Sulla strada", "Quando stai per cominciare", "A mio padre", "Affetto", "Diesel", "Cuba", "Zucchero", "Nondiventare grande mai", "La paura del domani": la provenienza, come si vede, è soprattutto dalla metà degli anni '70, le fonti album quali "Diesel" e "Roccando rollando".
Ottimi gli arrangiamenti, forti dell'apporto del nuovo chitarrista Massimo Martellotta e di quello consueto di Vittorio Cosma (produzione, arrangiamento, tastiere ed altro ancora): il risultato è a tratti sorprendente, decisamente di gran classe. A completare il quadro, Eugenio non perde di vista il progetto di fado portato avanti con Francesco Di Giacomo e Marco Poeta: a testimonianza della varietà d'interessi di un artista sempre ben desto e permeato di curiosità.