Informazioni
Bologna, Museo Civico Medievaledal 3 dicembre 2005 al 28 marzo 2006orari: da martedì a sabato dalle ore 9.00 alle 18.30,domeniche e festivi infrasettimanali dalle ore 10.00 alle 18.30chiusura: lunedì (esclusi i festivi), 25 dicembre, 1 gennaiobiglietti: intero euro 8,50; ridotto euro 6,00informazioni: tel. 051/2193916
Arte
I sogni meritano sempre rispetto. Soprattutto quando sono seguiti da intensi sforzi di realizzazione e tentano di deviare il corso della storia. I sogni talvolta muoiono travolti dagli impietosi uragani del reale, ma la loro dignità non viene mai intaccata, anzi, paradossalmente, risulta rinvigorita dall'amaro farmaco della sconfitta. Il sogno di Bertrando del Poggetto, cardinale, legato papale, nonché nipote di papa Giovanni XXII, era ambizioso. Inviato in Italia dall'illustre zio per risolvere i problemi conseguenti al trasferimento della sede pontificia nella francese Avignone e restituire alla Curia romana l'antico prestigio, egli ascrisse alla città di Bologna un ruolo preminente nel rilancio della politica papale in Italia, autorizzando imponenti opere urbanistiche finalizzate alla creazione di una sorta di "piccola Avignone" italiana: di qui l'edificazione, avviata nel 1330, del castello di Galliera, destinato a divenire mirabile emblema della magnificenza papale e a promuovere il ritorno del Pontefice in Italia. Il sogno stava per divenire realtà. Il Pontefice "vedrà Bologna, et poi la nobil Roma". Così scriveva, nel 1333, Francesco Petrarca, da sempre sdegnosamente ostile alla "dimora" avignonese, dipinta più volte come nuova Babilonia occidentale, capitale del vizio, luogo di perdizione, incarnazione della decadenza politica e morale dell'Italia. Così due anni prima, nel 1331, era stato annunciato al popolo bolognese, durante un Consiglio degli Anziani, dalla ringhiera del palazzo comunale. Ma i sogni talvolta muoiono all'alba di un giorno che si preannuncia felice. Bertrando, nel tentativo di rendere la città felsinea più magnificente e sontuosa della "corrotta" Avignone, oltre ad attirare prestigiosi artisti, modificò le normative comunali, esautorando le istituzioni cittadine e instaurando, di fatto, un governo autoritario. I bolognesi, insofferenti all'idea di un dominio diretto della Chiesa sulla città, si ribellarono. Al grido di "Muoia il legato e tutti i quercinensi" (da Quercy, città di origine di Bertrando), il 28 marzo 1334 espugnarono definitivamente il castello, cacciarono il cardinale e infransero il suo sogno. Sette secoli dopo, i locali del lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna, evocando in una ricostruzione ideale gli ambienti del "palazzo dei papi" costruito a Bologna da Bertrando del Poggetto, si aprono al pubblico per guidarlo alla scoperta delle testimonianze artistiche e documentarie di quell'ambizioso progetto. Circa quaranta le opere esposte, a rievocare i fasti di un periodo della storia bolognese (1327-1334) a lungo dimenticato, se non addirittura rimosso: gli artisti più illustri dell'epoca confluirono nella città e la resero metropoli universalmente ammirata, ma i bolognesi, dopo la ribellione alla Chiesa, operarono una "damnatio memoriae" radicale nei confronti di Bertrando e del suo governo, eliminando ogni traccia di ciò che era avvenuto in quegli anni. Un'occasione per riscoprire preziose opere di pittura, scultura, oreficeria e miniatura provenienti da vari musei e collezioni italiane e straniere riunite per la prima volta: fra le più significative, il "Polittico" e la "Madonna di Ricorboli" di Giotto, la ricostruzione del polittico marmoreo di Giovanni di Balduccio, le tavole dello Pseudo-Dalmasio, dello Pseudo-Jacopino e di Vitale da Bologna.
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