Roma, Palazzo Caffarelli
Fino al 29 giugno 2004
Orario di apertura Martedì, domenica 9 - 20 24 e 31 dicembre 9- 14
Chiuso il lunedì
1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre
La biglietteria chiude 1 ora prima dell'orario di chiusura
Intero euro 6,20 (+ euro 1,60 mostra)
Ridotto euro 4,20
Informazioni, prenotazioni e convenzioni
06 39967800
La mostra in corso ai Musei Capitolini riunisce, per la prima volta, alcune delle preziose testimonianze della pittura su tavola a Roma, databili tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento.
Si tratta di icone mariane e croci dipinte che costituivano l'arredo liturgico delle chiese medievali romane. Quasi tutte realizzate da artisti anonimi, queste opere permettono di cogliere l'eco di una grande stagione artistica che, a ridosso del grande Giubileo del 1300 proclamato da Bonifacio VIII, vide le botteghe romane coinvolte nel passaggio epocale dal parlar greco al parlar latino.
Partendo da esempi come la Madonna del Museo Civico di Viterbo o l'icona dei Ss. Cosma e Damiano, si arriva ad opere come la sinopia del volto di Cristo del Torriti o il Redentore del Camposanto Teutonico in Vaticano, che dimostrano pienamente il livello di maturazione raggiunto nelle botteghe della capitale.
Sono opere straordinarie anche nella tecnica d'esecuzione: i colori brillanti a tempera sono stesi sulle tavole preparate a gesso e colla accanto a magnifici sfondi in foglia d'oro che, con il loro brillare deciso, rafforzano il carattere devozionale delle figure sacre.
In mostra è documentata anche la pittura murale romana, con una piccola sezione d'affreschi staccati provenienti dalla basilica di S. Agnese fuori le Mura: si tratta di pannelli appena restaurati dai laboratori dei Musei Vaticani, raffiguranti episodi legati alla vita di S. Caterina e di altri Santi. I dipinti murali lasciano vedere come sui ponteggi di un cantiere d'affreschi si alternassero maestri diversi, ognuno con un suo stile: accostando le scene provenienti dai Musei Vaticani è evidente come all'interno della stessa bottega convivessero artisti arcaici (La Sepoltura dei Sapienti) e altri pienamente aggiornati alla lezione di Cavallini e Giotto (S. Giuseppe e i pretendenti).
Viene anche esposta la misteriosa Trinità antropomorfa, recentemente restaurata dai laboratori della Sovraintendenza del Comune di Roma: si tratta di un affresco eseguito probabilmente alla metà del XIV secolo da un maestro di area romana, influenzato dalla lezione giottesca; influsso che, a Roma, ebbe modo di svilupparsi più nel corso del Trecento che non nel secolo precedente.
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