Con il fantastico, la cultura italiana ha sempre intrattenuto un singolare rapporto. Non che abbia evitato di frequentarlo, tutt'altro: nel cinema, ad esempio, abbiamo avuto registi del calibro di Riccardo Freda e Mario Bava, ormai universalmente considerati maestri del genere. I quali, tuttavia, perlopiù firmarono le proprie opere con pseudonimi anglicizzanti: quasi non avessero fiducia nelle possibilità d'una via autonoma al genere, svincolata da modelli d'importazione.
E' innegabile che la tradizione indigena, figurativa e letteraria, non contempli alcun omologo di Bosch o di Poe (pur se ci piace, in questa sede, ricordare la produzione d'un grande atipico come Tommaso Landolfi, o certi isolati esiti, valga per tutti il Tomasi di Lampedusa di "Lighea"): ma c'è chi ha comunque tentato di crear spavento adoprando la provincia nostrana invece di quella statunitense, le case coloniche in luogo degli antichi manieri, la luce accecante delle estati mediterranee al posto delle eterne brume inglesi.
In celluloide, ad esempio, Pupi Avati ha ottenuto a suo tempo risultati eccellenti con "La casa dalle finestre che ridono" (1976); altrettanto si può dire, oggi, per i libri del ravennate Eraldo Baldini, già fattosi notare con i romanzi "L'uccisore" (1996) e "Mal d'aria" (1998), ora autore dei bei racconti riuniti in "Gotico rurale" (Frassinelli, pp.172, L.24.500).
Fantasmi e leggende paion qui figliati dalla cultura contadina, promanazione diretta di certe paurose storie narrate dagli anziani intorno al focolare: l'orrore risiede nella casa d'una angelica vecchietta ("Foto ricordo"), esplode rabbioso contro l'innocenza ("La collina dei bambini"), tracima improvviso nel corso d'una gioiosa festa popolare (lo stupendo "Re di carnevale"). Sempre, azzanna alla gola il lettore che, abilmente irretito da chi scrive, si trova a dover compiere una discesa nel maelstrom dalla quale non si risale: perché ogni volta a vincere è il babau, quell'entità indefinibile che ha il colore delle nostre paure, di esse si ciba e si serve per sconfiggerci. Perché l'inferno, Sartre dixit, siamo noi.
- Racconto di Natale di Dino Buzzati
- La favola di Natale di Giovanni Guareschi
- Quel Natale nella steppa di Mario Rigoni Stern
- Il robot di Natale e altri racconti di Sebastiano Vassalli
- Tu sei il male di Roberto Costantini
- Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell'eternità
- La traccia dell’angelo di Stefano Benni
- de Céspedes - Romanzi
- Enzo Siciliano - Opere scelte
- America e altri amori di Mario Soldati

