Grandi Narratori del '900
Grandi Narratori del '900
Alberto Arbasino - Fratelli d'Italia
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Edito dalla Feltrinelli nel 1963 (e, in seconda edizione, nel 1967), ripubblicato da Einaudi nel 1976 e infine da Adelphi (stavolta completamente riscritto, di molto ampliato)nel 1993, “Fratelli d’Italia” è uno straordinario catalogo - in cui all’ordito narrativo, proficuamente, si mescolano riflessioni saggistiche e brani di dialogo - di vizi e virtù, tic e manie di un’epoca ed un ambiente culturale, che trova il suo superbo collante in una lingua mossa, scattante, briosa, dall’autore padroneggiata con inimitabile maestria. La vicenda, ambientata negli anni ‘60, prende le mosse all’aeroporto romano di Fiumicino, dove l’elefante - il narratore della storia - e il suo amico Antonio (un intellettuale lombardo, che possiede diversi tratti del nostro) attendono l’arrivo da Parigi di due amici di Antonio: lo scrittore francese Jean-Claude, in crisi d’identità; il musicista tedesco Klaus, da tempo residente negli Stati Uniti. Con l’intenzione di fare un film tutti insieme (dal titolo “L’Italia si chiama Amore”), sovvenzionati da un produttore, essi partono in automobile, passando per Gaeta, diretti a Napoli. Ha così inizio una serie di avventure intellettuali e picaresche, dove sfila una galleria di personaggi tipici d’un certo universo borghese, colti durante un infinito viaggio, con tappe ad esempio a Capri, Spoleto, Mantova, Ferrara, Venezia, ma anche ad Amsterdam, Zurigo e Londra. Sublime istantanea del belpaese colto nel passaggio verso il boom, “Fratelli d’Italia” è un’aguzza descrizione dell’ indigeno provincialismo e, al tempo medesimo, un’impietosa disamina del disordine dei valori in un’epoca di transizione. Più che ai contenuti, tuttavia, Arbasino guarda allo strumento linguistico: ch’è scoppiettante e funambolico, zigzagante e sussultorio, infarcito di vocaboli stranieri e espressioni gergali a comporre un impasto nuovissimo e geniale, memore dellalezione di Gadda. Unendo linguaggio colloquiale e letterario, ed anzi alternandoli in modi rapidissimi e brucianti, Arbasino crea effetti che stanno a mezza via fra parodia e straniamento, lasciando attonito e abbacinato financo il lettore più attrezzato. Talune taglienti descrizioni (“Camicia di Oxford, due doppi menti, cordiale; ma dogmatico stalinista”: è il regista del film, Lino Giuliani), al pari di certi irresistibili epigrammi in prosa (“Duchessa, di Verona/ sarta a Parigi e a Roma”, è la donna vicina al cineasta) e di alcuni velenosi ritratti (quello del poeta Arcangelo Elvezio Bustini, un misto di Montale e Niccolò Tucci, Yeats e Rilke) danno la misura del valore di chi scrive: e fanno di “Fratelli d’Italia”, inoltre, “un moderno, speciale e particolare romanzo storico e sociale” (R.Manica).

Francesco Troiano

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