Grandi Narratori del '900
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Elsa Morante - Menzogna e sortilegio
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Scritto tra il 1944 e il 1946, pubblicato nel 1948, "Menzogna e sortilegio" è l'opera che impose Elsa Morante alla critica. Premio Viareggio dello stesso anno, il romanzo riprende i grandi modelli della tradizione, da Stendhal a Tolstoj, in cui la narrazione diventa specchio della società umana. Centro del racconto è la decadenza di una famiglia gentilizia meridionale, ricostruita dalla voce allucinata d'Elisa, una giovane donna rinchiusa nella sua stanza. La storia ha inizio con il matrimonio della nonna di quest'ultima, Cesira, con Teodoro Massia, discendente di una ricca famiglia aristocratica presso la quale la donna lavorava come istitutrice. La figlia dei due, Anna, cresce con il mito d'Edoardo, il bel cugino, tenebroso e irascibile figlio di Concetta, la sorella più ricca di Teodoro. Tra i giovani s'instaura un rapporto particolare, un sentimento ambiguo che li lega. Caro amico d'Edoardo è Francesco Di Salvo, figlio di contadini che finge d'essere aristocratico e se la spassa con la bella Rosaria, esuberante fanciulla che finisce per attrarre pure Edoardo. Tra gelosie, inganni e risentimenti, Francesco sposa Anna e dalle nozze nasce Elisa, mentre Edoardo si ammala e si chiude in un mondo di paure e fantasmi. Dopo molti anni, Rosaria diventa amica e maestra di vita di Elisa che, nel frattempo, ha perso il padre, morto in un incidente sul lavoro, e in qualche modo anche la madre, consumata dalla malattia ed ossessionata da misteriose lettere un tempo scambiate con l'amato cugino.
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