Grandi Narratori del '900
Grandi Narratori del '900
Giorgio Scerbanenco - Gli altri romanzi
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Sono una ottantina, i romanzi firmati da quel prolifico scrittore che fu Giorgio Scerbanenco: rosa, gialli, neri, spionistici, e chi più ne ha più ne metta. Sarebbe impresa ardua, per chiunque, dar conto anche sommario di una tale mole di opere: converrà soffermarsi su alcuni titoli, che a noi paiono i più significativi. Innanzitutto, si deve parlare del personaggio di Arthur Jelling, al centro del primo romanzo poliziesco del nostro, “Sei giorni di preavviso” (1940; Mondadori, al pari dei seguenti cinque del ciclo). Si tratta d’un modesto archivista della polizia di Boston, che scartabella ininterrottamente gli incartamenti in cerca di eventuali particolari sfuggiti agli inquirenti: le proprie indagini sono regolarmente coronate da successo, i colpevoli risultan quasi sempre individui qualunque - travolti dall’amarezza, dal risentimento - in luogo di criminali abituali. Fra i tanti scritti, ci piace attirare l’attenzione dei lettori su “Europa molto amore” (1972, Garzanti; apparso dapprima a puntate, su “Annabella”): ne sono protagoniste due ragazze in vacanza per l’Europa, l’italiana Ornella e la tedesca Barbara, attirate in una trappola, derubate ed accusate ingiustamente di omicidio. La figura del libro che incuriosisce è quella del colonnello Igor Ruvscenko: perché dietro a essa si cela con evidenza l’autore medesimo, che ha voluto provare a pensare se stesso dentro l’universo parallelo della propria patria originaria. Rimasto a lungo “un personaggio delizioso, un modello irraggiungibile per i servizi segreti e pubblici di qualsiasi esercito” (Oreste del Buono), a un certo punto - quasi geloso nei confronti della sua creatura - Scerbanenco decide di farlo uscire di scena, servendosi d’un suicidio con il cianuro. Va detto anche di quanto fosse abile, lo scrittore d’origine russa, a mescolare i “generi”: ne è un felice esempio “La sabbia non ricorda” (1963, Rizzoli), ambientato intorno a Lignano Sabbiadoro, ove le vicissitudini sentimentali di Michela Lorè - reduce da una delusione d’amore e figlia di un alto funzionario di polizia - procedono di pari passo con le indagini sulla morte di un giovane. Attento alla delineazione delle psicologie quanto alla descrizione minuziosa dei metodi investigativi, Scerbanenco si mostra artigiano abile e raffinato, narratore popolare nel senso migliore del termine. Cos’altro? Il ciclo del “Nuovo Messico”, in cui spicca “La mia ragazza di Magdalena” (1949, Rizzoli; nell’edizione successiva, Sellerio), del quale ci siam specificamente occupati. “Le principesse di Acapulco” (1970), in cui esotismo (ci si spinge, pure qui, fino al Messico), brividi e amore creano un ibrido assai gradevole: al punto da ampiamente giustificare Natalia Aspesi che - in un articolo su “La Repubblica” - ebbe a lamentare che la fama dello Scerbanenco “nero” avesse offuscato il talento di quest’ ultimo per il racconto di turbamenti e passioni amorose...

Francesco Troiano
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