Biografia di Giorgio Scerbanenco
(Kiev, 1911 - Milano, 1969)
Grandi Narratori del '900
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Il vero successo, tuttavia, giunge con "Venere privata" (1966, Garzanti): è qui che compare il personaggio di Duca Lamberti, medico radiato dall'albo per aver praticato eutanasia che deve districarsi con la malavita dell'hinterland milanese. Tornerà in tre romanzi: "Traditori di tutti" (1966), "I ragazzi del massacro" (1968) ed "I milanesi ammazzano al sabato" (1969), alcuni dei quali portati al cinema. Nel 1968, Scerbanenco vince l'ambito Grand Prix de la littérature policière: l'anno successivo muore prematuramente, mentre è in fervente attività. Nel 1970, per la serie "Suspense!" di Longanesi, vede la luce "Al servizio di chi mi vuole", primo - e, purtroppo, unico - romanzo d'una nuova serie, che avrebbe dovuto essere incentrata sulla figura d'un "parà" nostrano, Ulisse Ursini, soldato di ventura. E', tuttavia, nella misura breve che il nostro fornisce il meglio di sè, giusto "come le 'Novelle' rappresentano il miglior Maupassant" (O. del Buono): riuniti dalla Frassinelli ("Il falcone e altri racconti inediti", 1993; "Il Cinquecentodelitti", 1994; "Millestorie", 1996) ed in un secondo momento da Garzanti ("Racconti neri", 2005; "Il Centodelitti", 2009) in varie raccolte, i racconti del nostro - di rado oltre le quindici pagine, più spesso di mezza cartella - dipingono un ritratto in controluce del boom. Percorsi da un' inusitata ferocia e popolati da una criminalità senza remore, in un paese transitato da una cultura rurale ad un inurbamento subitaneo (foriero, in tanti casi, di traumatici impatti col mondo del benessere e del facile guadagno), portano comunque il segno d'una pietas che mai s'attenua, d'una sorta d'empatia per gli umili che ogni volta nobilita ed illumina la narrazione.
Francesco Troiano
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