Grandi Narratori del '900
Pier Vittorio Tondelli - Pao Pao
Il diario del soldato Acci - una serie di articoli scritti per “Il resto del Carlino” e “La Nazione” – costituisce il nucleo originario di Pao Pao, il cui acronimo sta per Picchetto Armato Ordinario. Si tratta di una cronaca della vita in caserma: la prima metà del romanzo narra delle vicende svoltasi durante i due mesi del CAR (Centro Addestramento Reclute) a Orvieto, la seconda parte dei restanti dieci mesi di vita militare a Roma. Nonostante lo si possa accostare ad Altri libertini per quanto riguarda il linguaggio e il racconto collettivo dei protagonisti, in Pao Paoè presente un tono patetico-elegiaco della memoria e un racconto che non si basa solo sulla narrazione dello snodarsi delle vicende, ma anche sulla rievocazione del passato dei compagni militari. Il romanzo ha quindi una natura prettamente cronachistica, piuttosto che una trama vera e propria: vengono presentati molti personaggi ed episodi. L’adattamento alla vita di caserma avviene all’insegna della curiosità e dell’apertura alla possibilità di nuove esperienze, che infatti si presentano: uno dei temi dominanti del libro è l’amore non corrisposto per Lele, oltre alle vicende – in particolare sentimentali - della compagnia di commilitoni. L’ottimismo di fondo nell’accettazione della vita militare non è da confondersi con una visione acritica dell’apparato militare, sono infatti ricorrenti i toni ironici nel denunciare i paradossi di una burocrazia quasi kafkiana, le guardie ai “santini” e alle “madonnine” dell’Altare della Patria. Molte le riflessioni amare sulla natura dell’amore, irrinunciabile ma portatore di sofferenze, che bisogna imparare ad accettare con stoica rassegnazione. Questa morale pessimistica è però sempre bilanciata da un’apertura totale nei confronti degli eventi e degli incontri che la vita ci pone davanti, la cui precarietà e frammentarietà a volte si ricompone miracolosamente, dando luogo a rari momenti di grazia, che bastano da soli a dare un senso positivo all’apparente insensatezza dell’esistenza e al dolore dell’abbandono, come ripete l’autore nelle righe finali: “[…] poiché le occasioni della vita sono infinite e le loro armonie si schiudono ogni tanto a dar sollievo a questo nostro pauroso vagare per sentieri che non conosciamo.”
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