Grandi Narratori del '900
Elio Vittorini - Il garofano rosso
Scritto negli anni '30 e pubblicato nel 1948, "Il garofano rosso" è tra le opere più riuscite di Vittorini. Alessio Mainardi è un liceale siciliano di sedici anni, inquieto e ribelle. All'iniziale adesione alla politica con la creazione della "Cava" insieme all'amico Tarquinio, che partecipa alla protesta antiborghese fascista, il ragazzo preferirà l'amore con i suoi molti misteri. Dall'indimenticabile bacio con la diciottenne Giovanna che gli regalò un garofano rosso e gli spezzò il cuore alla passione sensuale per Zobeida, una prostituta che non potrà ricambiare il suo amore, Alessio avanza a fatica verso la maturità e la libertà interiore.
Romanzo di formazione appassionato, racconta la presa di coscienza di un adolescente che matura attraverso l'avventura sentimentale e politica, sperimentando anche rivolta e violenza. Sono i tempi dello squadrismo fascista in cui s'identifica la ribellione piccolo borghese, sono i tempi del delitto Matteotti, è la Sicilia di sempre. Il quadro storico è tratteggiato da Vittorini con un linguaggio che alterna realismo e lirismo perché - come afferma l'autore nel saggio uscito quale prefazione al romanzo nell'edizione del 1948, per la "Medusa degli italiani" - un linguaggio prettamente realistico "non riesce ad essere musica e ad afferrare la realtà come insieme anche di parti e di elementi in via di formazione. […] E' come se ormai fosse un linguaggio ideografico. Non risponde più, vale a dire, al compito proprio di un linguaggio poetico: il quale è di conoscere e di lavorare per conoscere quanto, della verità, non si arriva a conoscere col linguaggio dei concetti." Ed è proprio la poetica della "lettura lirica della storia", secondo la definizione di Giorgio Manacorda, a rendere le opere di Vittorini tanto affascinanti e universali.
Romanzo di formazione appassionato, racconta la presa di coscienza di un adolescente che matura attraverso l'avventura sentimentale e politica, sperimentando anche rivolta e violenza. Sono i tempi dello squadrismo fascista in cui s'identifica la ribellione piccolo borghese, sono i tempi del delitto Matteotti, è la Sicilia di sempre. Il quadro storico è tratteggiato da Vittorini con un linguaggio che alterna realismo e lirismo perché - come afferma l'autore nel saggio uscito quale prefazione al romanzo nell'edizione del 1948, per la "Medusa degli italiani" - un linguaggio prettamente realistico "non riesce ad essere musica e ad afferrare la realtà come insieme anche di parti e di elementi in via di formazione. […] E' come se ormai fosse un linguaggio ideografico. Non risponde più, vale a dire, al compito proprio di un linguaggio poetico: il quale è di conoscere e di lavorare per conoscere quanto, della verità, non si arriva a conoscere col linguaggio dei concetti." Ed è proprio la poetica della "lettura lirica della storia", secondo la definizione di Giorgio Manacorda, a rendere le opere di Vittorini tanto affascinanti e universali.
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