Arte
Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi
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 Ritratto di Alessandro Manzoni, 1841 Olio su tela, Milano, Pinacoteca di Brera
Informazioni
Milano, Pinacoteca di Brera
dal 13 aprile al 15 ottobre 2011
Orari: martedì - domenica 8.30 - 19.15
Lunedì chiuso
Biglietti: intero euro 9,00; ridotto euro 6,50
Prenotazioni: tel. 02/92800361
Informazioni: tel. 02/72263262
Nel 1859, a tre mesi dall’ingresso a Milano di Vittorio Emanuele II, futuro re d’Italia, e
dell’imperatore Napoleone III, che alleati avevano vinto la II Guerra d’Indipendenza, veniva allestita a Brera una grande mostra per celebrare la liberazione della Lombardia dal dominio austriaco. In quella occasione, accanto ai grandi quadri che raffiguravano le battaglie del Risorgimento Francesco Hayez, il maggiore esponente della scuola di Pittura Storica, presentò “Il bacio”, un piccolo dipinto che rapidamente divenne l’icona del romanticismo patriottico che infiammava la nazione in fieri. Il tenero e appassionato abbraccio dei giovani amanti dipinti da Hayez  accostando il verde e l’azzurro, il rosso e il bianco, venne letto come unione simbolica tra la bandiera francese  e l’italiana ma soprattutto come incarnazione del sacrificio e dell’amore dei giovani per la nuova nazione. Considerato da Giuseppe Mazzini il maggiore artista del nostro Risorgimento, il pittore veneziano non era nuovo a questo tipo di operazione. Pittore romantico, ma di formazione classicista, Hayez era approdato a Milano negli anni Venti dell’Ottocento per insegnare a Brera e in breve aveva conquistato la capitale lombarda con i suoi ritratti e con le sue grandi tele a soggetto storico in cui servendosi di temi apparentemente innocui ed episodi di storia lontani nel passato propagandava istanze ed aspirazioni risorgimentali, aggirando la censya austriaca. Durante il periodo risorgimentale, tra gli anni venti e sessanta dell'Ottocento, la Milano di Hayez, con la sua aristocrazia e borghesia illuminate, i suoi intellettuali e artisti, svolse il ruolo di capitale morale e culturale dell’Italia unita in costruzione. Furono tre i principali animatori di questo vivace e fecondo laboratorio di idee: Alessandro Manzoni (1785-1873), Francesco Hayez (1791- Milano 1882) e Giuseppe Verdi (1813-1901) che fornirono alla nazione in formazione i modelli culturali in cui riconoscersi, rispettivamente con la tragedia (“Carmagnola” e “Adelchi”) e il romanzo moderno (“I Promessi Sposi”), con la grande pittura storica e il ritratto, con il melodramma. Fra i tre artisti, accomunati dallo stesso fuoco, dagli stessi ideali si stabilì in quegli anni un fecondo sodalizio umano e artistico. Di ispirazione manzoniana fu l’esordio milanese di Hayez che negli anni Venti dedicò alcuni dipinti storici (ora distrutti) alla tragedia del Carmagnola, la storia del capitano di ventura al servizio della Repubblica Veneta che dà il via al romanticismo in letteratura. Tali opere, esposte a Brera nel 1821, valsero all'Hayez i complimenti dello scrittore milanese, che gli donò una copia dell'Adelchi con dedica in versi. Il rapporto tra scrittore e pittore proseguì negli anni successivi dando luogo a esiti memorabili come il celeberrimo ritratto di Manzoni e il bellissimo “Ritratto dell’Innominato” del 1845, ispirato dalle pagine dei suoi Promessi Sposi,
Quanto al sodalizio tra Hayez e Verdi, quest’ultimo si avvalse sistematicamente della consulenza del pittore, docente a Brera dal 1823 al 1880, per la messinscena dei suoi melodrammi. S’instaurò un circolo virtuoso sugli stessi temi di ispirazione patriottica come “I due Foscari”, “I Lombardi alla prima Crociata”, “I Vespri siciliani” che dalla musica passava alla pittura e da quest’ultima tornava alla musica.
 Questo pezzo fondamentale di storia milanese e italiana viene ora raccontato in una piccola mostra che allinea 27 dipinti -  24  capolavori di Hayez  e tre tele di Boldini, Bertini e Beretta -  realizzata dalla Pinacoteca di Brera, nel quadro delle celebrazioni dei 150 anni dell'unità l'Italia.
Ad aprire il percorso espositivo sono i ritratti, un genere molto amato dall'artista veneziano e dai suoi sofisticati committenti milanesi. I volti della Milano risorgimentale sfilano accanto a due dei migliori autoritratti di Hayez: nel primo, l’”Autoritratto a cinquantasette anni, datato 1848 e prodotto all’indomani delle Cinque Giornate di Milano, Hayez si firmava orgogliosamente “italiano della città di Venezia, mentre l’altro è l’”Autoritratto a sessantanove anni” del 1862 prestato dagli Uffizi a cui fu donato dallo stesso artista. Ad aprire la carrellata di volti è il celeberrimo ritratto di Manzoni che Hayez riuscì a realizzare dopo un lungo inseguimento solo nel 1841, nonostante la lunga frequentazione e la stima reciproca. Seguono i ritratti di Teresa Stampa, seconda moglie di Don Lisander, dell’amico filosofo Antonio Rosmini, del pittore e uomo politico Massimo d’Azeglio, che aveva sposato Giulietta, la figlia prediletta di Manzoni  Né potevano mancare le testimonianze del sodalizio culturale tra il pittore e lo scrittore con gli studi degli anni Venti  ispirati alla tragedia del “Carmagnola” e con il tenebroso e inaccessibile “Ritratto dell’Innominato” del 1845, prestato da una collezione privata. Al di là del suo valore storico e celebrativo la rassegna rende giustizia anche alle grandi qualità pittoriche di Hayez -  il suo straordinario cromatismo di matrice veneta (risultato che otteneva producendo personalmente i colori), l’intensa espressività delle mani e degli sguardi da lui dipinti, la sua meticolosa attenzione al dettaglio d’ambiente e di costume  - che si rivelano in ugual misura sui soggetti sacri come l’”Arcangelo San Michele” e “La Vergine Addolorata”, molto amati da Manzoni, e sulle scenografie teatrali per le quali collaborò ripetutamente con Verdi. A raccontare quest’ultimo aspetto dell’arte di Hayez la mostra presenta i più significativi dei suoi dipinti ispirati a melodrammi verdiani come “I Lombardi alla prima Crociata”, “I Vespri siciliani”e “I due Foscari”,  ai quali sono accostati i ritratti dei loro proprietari, come l’imperatore Ferdinando I d’Austria per la prima versione de L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari con la propria famiglia, o il poeta Andrea Maffei (ritratto da Giuseppe Bertini) e la moglie Clara, animatori del celebre salotto della contessa Maffei, per la seconda versione dello stesso soggetto. Uomo colto che brillava in società, Hayez amava essere protagonista anche delle sue tele come confermano i due bellissimi dipinti dedicati ai verdiani “Due Foscari” in cui veste i panni del doge Francesco Foscari, mentre in altro quadro d'opera tratto dai “Vespri Siciliani” è un anziano che sbircia il décolleté de “La Sposa di Ruggier Mastrangelo”. La rassegna si chiude con “Il bacio” del 1859, prima delle quattro versioni dipinte da Hayez, e con i ritratti dei due assoluti protagonisti della musica dell'Ottocento italiano, che con il pittore ebbero un rapporto privilegiato: Gioacchino Rossini, amico di tutta un avita e Giuseppe Verdi che in realtà Hayez non raffigurò mai. Del cigno di Busseto la mostra presenta il celeberrimo presentato il celeberrimo ritratto dedicato nel 1886 da Giovanni Boldini al “vero Imperatore e re dell’arte musicale”.