Da dove nasce l'idea del film?
Da un fatto di cronaca, accaduto a Roma circa 10 anni fa. Un uomo s'innamorò di un bel ragazzo, come nel mio film, iniziando una relazione che sarebbe culminata nella tragedia. Ciò che mi ha attratto è stata l'opportunità di realizzare, partendo da questo evento, una storia nella quale la ricerca della bellezza coincidesse con l'impossibilità di essere felici. Ma di questo, credo che il film sappia parlare meglio di me.
Ernesto Mahieux, per lei, questo è il primo ruolo da protagonista. Come si è trovato?
Ho lavorato benissimo ed in tranquillità. Non soltanto io, ma credo tutti gli attori siano rimasti molto soddisfatti dalla libertà concessaci da Matteo Garrone, che ha dimostrato di essere un regista generoso con gli interpreti e straordinario con gli strumenti del suo lavoro.
Matteo Garrone, nel suo film gli ambienti hanno un peso primario e sono a loro volta protagonisti. Come li ha scoperti?
In gran parte il merito va all'aiuto regista, che è anche un mio caro amico: è stato lui a consigliarmi di girare gli esterni nel Villaggio Coppola. Volevo un paesaggio costiero la cui desolazione facesse da sfondo alla solitudine dei tre personaggi e cercavo la vicinanza ad un mare che seminasse inquietudine, per ricreare al meglio un'atmosfera fiabesca. A differenza dei miei film precedenti, questo preferisce raccontare una storia abbandonando il taglio documentaristico. Infatti, per girare gli interni ci siamo preoccupati di ricostruire ogni cosa, dal ristorante sulla barca alla casa di Peppino. Abbiamo persino ripulito molte locazioni dal degrado in cui le avevamo trovate.
Com'è riuscito a introdurre i dettagli di certe pratiche camorriste?
Se si riferisce all'episodio in cui Peppino trasporta la merce nascondendola nel corpo dei cadaveri chiusi nelle loro bare, ho appreso di questo metodo semplicemente lavorando sul posto. Mi è sembrato, poi, che si adattasse perfettamente ai toni che stavo cercando di evocare nella storia.
Sente che questo film, con gli elevati costi di produzione ed il diverso approccio stilistico da parte sua, rappresenti un cambiamento radicale?
Avere a disposizione tutti i mezzi necessari per la realizzazione di un film ad alto budget ha dato certamente vita ad un'esperienza unica e divertente. Prima de "L'imbalsamatore" non avevo mai fatto uso di dolly o di carrelli, ma devo ammettere, al mio battesimo, di essermela cavata piuttosto bene. Inoltre, per ciò che riguarda la distribuzione del film in Italia e all'estero, mi sono trovato in mezzo ad un'organizzazione così efficiente e meticolosa da lasciarmi disorientato. Si tratta di qualcosa a cui non ero preparato. Il mio modo di far cinema ha quindi subito dei cambiamenti in proporzione agli stimoli ricevuti, ma non al punto di farmi rinnegare le origini. Il mio prossimo film, ancora senza titolo, sarà infatti un progetto a basso costo.
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