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Niccolò Ammaniti: Io non ho paura
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Niccolò Ammaniti: Io non ho paura
Informazioni
Niccolò Ammaniti
Io non ho paura
Einaudi
2001
Pagine 220
Euro 9,00

Cresce bene, Niccolò Ammaniti. Poteva restare per sempre uno dei tanti "cannibali" dell'omonima antologia einaudiana, o solo l'autore delle apocalissi grottesche di "Fango" (1996): ha invece preferito sperimentare, il bildungsroman di "Ti prendo e ti porto via" (1999) ne è prima ed assai valida testimonianza.
Con "Io non ho paura" (Einaudi, p.220, L.16.000), il 35enne scrittore romano si sposta ora in territori per lui inesplorati: la quarta di copertina parla di Clive Barker, Twain ed il Calvino delle "Fiabe italiane" (noi diremmo più quello de "Il barone rampante"), ma evidente ci pare il riferimento a Stephen King.
Per essere più esatti, al King di "Il corpo", lo splendido racconto - da cui venne tratto pure il film "Stand by me" - contenuto in "Stagioni diverse": qui come lì, infatti, si racconta dell'avventura di un gruppo di bambini che, nel corso d'una caldissima estate, si accomiatano dal tempo dei giochi e dello stupore nello scontro con la durezza del mondo adulto.
Ambientata nel 1978 ad Acqua Traverse, immaginario paesino dell'Italia meridionale, la vicenda prende le mosse da un'escursione nelle campagne di alcuni bimbi, tra i quali il novenne Michele Amitrano: sulla terra arroventata ed in mezzo ad un mare di spighe si nasconde un segreto spaventoso ed inconfidabile, qualcosa che costringerà il piccolo protagonista a fare i conti con se stesso, a trovar la forza per prendere coscienza e - sulla spinta degli eventi - infine crescere.
E' un Ammaniti in stato di grazia quello che, in queste pagine, riesce a felicemente amalgamare la tenerezza e le buffonerie dell'infanzia con l'appalesarsi del dolore e dell'ingiustizia: c'è vera maestria in certi episodi - ad esempio, l'impalamento della gallina - dove la crudeltà dell'innocenza trova descrizione sì minuziosa ed esatta da lasciar piacevolmente stupefatti.
E se lo scioglimento narrativo risulta un po' prevedibile, non si può tacere d'una scrittura attenta e sorvegliata, che persegue una difficile semplicità e infine la raggiunge senza indulgere alle scorciatoie del sentimentale: un risultato di prim'ordine, insomma, ottenuto in souplesse da uno scrittore che molto potrà dare in futuro.

F.T.