La Canzone d'Autore Italiana
Enzo Jannacci
Biografia di Enzo Jannacci
(Milano, 1935)
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"La voce di Jannacci rende stranite frasi e situazioni che di per sé non lo sarebbero, mentre frasi e situazioni stranite, lette sulla pagina, chiedono la voce e la faccia di Jannacci per essere pienamente godute. In altri termini, sarebbe far torto a Jannacci considerarlo poeta da cantare; l'arte di Jannacci è multimediale, gioca sui tre registri della parola, della musica e della mimica (ovvero di una straordinaria e apparente assenza di mimica)". Così Umberto Eco definisce uno dei più singolari personaggi che la scena musicale nostrana abbia conosciuto, quell'Enzo Jannacci cantautore impegnato ante litteram, venuto alla ribalta quando taluni concetti non erano ancora di moda. Nato da padre pugliese (operaio all'Alfa) e madre lombarda, dopo aver conseguito la maturità si laurea in medicina, specializzandosi dipoi in cardiopatie infantili. In parallelo con gli studi regolari, coltiva un interesse costante per la musica, che lo porta a collaborare con artisti emergenti quali Dario Fo e Giorgio Gaber e ad entrare in contatto con la scatenata compagine del Derby (Cochi e Renato, Viola, Boldi, Teocoli). All'inizio degli anni '60 si collocano i primi momenti di svolta della sua carriera: "Milanin Milanon" (1962), recital a tre voci con Milly e Tino Carraro, propone all'attenzione del pubblico il suo personaggio scoordinato e paradossale, contraddistinto da un doloroso senso del grottesco; nel '63 la Ricordi raccoglie nell'album "Le canzoni di Enzo Jannacci" i suoi primi 45 giri, da "L'ombrello di mio fratello" a "Passaggio a livello", mentre l'anno dopo è con Dario Fo nello spettacolo "22 canzoni", dove esegue meraviglie in milanese ("E savè", "Faceva il palo", "El purtava i scarp de tennis"). Il '65 vede l'uscita di "Sei minuti all'alba", uno dei suoi dischi più belli, con brani quali "Faceva il palo", "Soldato Nencini", "E savè". Nel 1968, Jannacci conosce il grande successo di pubblico con "Vengo anch'io, no tu no", titolo anche del suo primo 33 giri per la Rca (ove spiccano pure "Giovanni telegrafista" e "Ho visto un re", all'epoca censurata dalla Rai). Degne di note, nel '74 e '75, le colonne sonore dei film "Romanzo popolare" e "Pasqualino Settebellezze": la prima comprende la stupenda "Vincenzina e la fabbrica", la seconda gli procura la candidatura all'Oscar. Nel '75, il nostro riceve il premio Tenco alla carriera e licenzia lo splendido album "Quelli che...", con la title track destinata a divenire un suo cavallo di battaglia. Il prosieguo d'una carriera che ancora dura lo vedrà, solitario ed imparagonabile, autore od esecutore nel tempo di capolavori quali "Ci vuole orecchio", "Mario", "L'importante è esagerare", "Son s'cioppàa", "Se me lo dicevi prima", "La fotografia", "Lettera da lontano" ed una indimenticabile versione della "Via del Campo" di De André.
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