Musica
Milano, 3.6.2005
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Enzo Jannacci: Milano, 3.6.2005
Informazioni
di Enzo Jannacci
Edizioni Alabianca/WarnerMusic
L'identificazione tra uno dei più geniali ed originali fra i nostri cantautori, Enzo Jannacci, e la sua città natale, Milano, è sempre stata totale: al punto che le canzoni del primo hanno accmpagnato, nel bene e nel male, l'evoluzione storica e culturale della metropoli lombarda. Definito con esattezza “il cantore, per antonomasia, dei problemi, delle sofferenze, della vita amara dei poveri e degli emarginati nella grande città... le maschere del sottoproletariato urbano anni Cinquanta-Sessanta, quando il crimine era ancora ‘mal organizzato' e aveva, perciò, connotazioni commoventi”, Jannacci non si applicava da gran tempo ai pezzi in dialetto milanese (con rare eccezioni, come le peculiari esecuzioni dei suoi primi brani comparse in un album del 1980, “Nuove registrazioni”): essi erano, oramai, divenuti ricordo per le generazioni passate, per quelli che lo seguivano sin dagli esordi ed avevano magari assistito a spettacoli storici come “22 canzoni” (1964, regia di Dario Fo). L'idea di tornare sull'argomento oggi, a quarant'anni di distanza da quei giorni, nasce soprattutto dal desiderio di consentire pure ai più giovani la conoscenza d'uno straordinario momento della  storia musicale indigena: volendo sottolineare per contrasto il carattere per nulla nostalgico dell'operazione, il disco s'intitola  “Milano, 3.6.2005” (Alabianca), giusto la data del settantesimo compleanno di Enzo Jannacci. Con la complicità del suo ormai abituale sodale, il figlio Paolo, egli s'impegna qui in un'azzardosa quanto affascinante rilettura di pagine celebri della canzone d'autore dialettale: gli arrangiamenti in chiave acustica scelgono tonalità garbatamente jazz, con esiti in molti casi invero sorprendenti. Nell'arco di sedici brani, i colori mutano veloci nella ricca tavolozza emotiva adoprata dai due Jannacci: c'è la descrizione della fatica dell'esistere in “Ti te se no”, “M'han ciamàa”, “El me indiriss” e “L'era tardi”; la pena che talvolta dà l'amare in “Sensa de ti”, “Chissà se è vero”, “Andava a Rogoredo” e l'allegrezza, il riso che altrimenti ispira in “Veronica”, “Per un basin”, “T'ho cumpràa i calsett de seda”; l'amore travolgente per Milano di “Ohe! Sun chì”; la pungente denuncia sociale contenuta nelle ormai classiche “6 minuti all'alba”, “Ma mi”, “El purtava i scarp del tennis”; la scherzosa e surreale “La Balilla”,  commosso omaggio all'amico Giorgio Gaber; la chiusura poetica di “Ti luna”, di grande intensità e suggestione. Un bellissimo modo, insomma, di festeggiare il proprio compleanno, con amici vecchi e nuovi: nella speranza che la vita, umana e artistica, di Enzo Jannacci duri ancora decenni, chè di lui e della sua arte mai avremo abbastanza.