Arte
Kandinsky e l'astrattismo in Italia. 1930 - 1950
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Milano, Palazzo Realedal 10 marzo al 24 giugno 2007orari: tutti i giorni 9.30-19.30 - giovedì 9.30-22,30 - lunedì 14.30-19.30 - Lunedì mattina chiusoAperture straordinarie: domenica 8 aprile, lunedì 9 aprile, mercoledì 25 aprile, martedì 1 maggio, sabato 2 giugno 2007biglietti: intero euro 9,00 - ridotto euro 7.50informazioni: tel. 02.54913
"Il colore è il tasto. L'occhio è il martelletto. L'anima è il pianoforte dalle molte corde. L'artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette preordinatamene l'anima umana in vibrazione. È chiaro, allora, che l'armonia dei colori deve fondarsi esclusivamente sul principio della scelta adeguata dei tasti da far risuonare nell'anima umana. Questa base deve porsi come principio della necessità interiore". Così Kandinsky, ne "L'elemento spirituale nell'arte" (1912), a proposito della pittura, che deve essere in grado di esprimere contenuti spirituali con la stessa immediatezza e astrattezza della musica. Via le forme reali, dunque, progressivamente semplificate fino a ridursi al limite dell'abbozzo, in favore di una maggiore autonomia del colore, sempre più imprescindibile e pregnante. Il linguaggio pittorico si affranca dall'imitazione e diviene espressivo a partire dai suoi stessi elementi costitutivi - linea, colore, spazio -, disposti in rapporto musicale fra loro, poiché la musica, vera e propria "arte-guida", "possiede la felice capacità di rinunciare appieno a scopi meramente pratici". E l'oggetto esteriore si configura come ingombrante ostacolo, da rimuovere privandolo della sua riconoscibilità, in nome di una netta distinzione fra arte e natura, necessaria perché l'artista possa esprimere liberamente il proprio "io" ed accostarsi alla felice dimensione del musicista. Nasce così l'astrattismo, fondato su un totale capovolgimento della plurisecolare concezione dell'arte come "imitatrice della realtà". Nascono le "Improvvisazioni", le "Composizioni" di Kandinsky, titoli che, programmaticamente, non alludono a nessun tema: numerate progressivamente, sono definizioni generiche, come quelle della musica. Oggi, sessant'anni dopo l'ultima mostra che ha ospitato i suoi lavori a Palazzo Reale, Milano omaggia il pittore russo con una rassegna espositiva curata da Luciano Caramel e promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta.Per la prima volta, nel capoluogo lombardo, una quarantina di opere del grande pittore, importante punto di riferimento per l'arte astratta italiana degli anni Trenta e Quaranta (fino all'inizio degli anni Cinquanta), nonostante gli sporadici contatti con l'Italia. Ad esse sono accostati circa centosettanta lavori di cinquantadue autori italiani - da Lucio Fontana a Bruno Munari, da Osvaldo Licini a Gillo Dorfles, da Luigi Veronesi a Piero Dorazio -, in modo da analizzare il fecondo - anche se non sempre pacifico - rapporto intercorso tra loro ed il caposcuola russo e ricordare una felice stagione della nostra pittura.