Arte
Leonardo. Il genio, il mito
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Leonardo da Vinci, Testa di fanciulla Sanguigna su carta, 1508-10  Torino, Biblioteca Reale
Informazioni
Reggia di Venaria, Scuderie Juvarriane 
dal 17 novembre 2011 al 29 gennaio 2012
Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00 - 18.00; sabato e domenica 9.00 - 20.00
Lunedì chiuso
Biglietti: intero euro 12,00; ridotto euro 8,00
Informazioni: tel. + 39 011 4992333
È proprio lui, un Leonardo da Vinci ormai vecchio, quasi severo, quello che osserva il proprio osservatore dal suo celebre “Autoritratto”. Nessuno ha mai dubitato che il piccolo disegno a sanguigna su carta (33,5 x 21,6 cm) fosse di mano di Leonardo, al contrario, nel corso dei secoli qualche studioso ha avanzato dubbi sul fatto che si trattasse di un autoritratto.
La conferma arriva ora da una duplice indagine spettrografica e fotografica condotta con le stesse avanzatissime tecnologie usate per studiare la Sindone che ha reso leggibili due scritte presenti sul leggendario disegno. La prima iscrizione, quasi scomparsa, indica il nome “Leonardus Vincius”. L’altra scritta, presente sul margine inferiore del foglio e stilata in calligrafia cinquecentesca, conferma che è il “ritratto di lui stesso assai vechio”, e secondo gli esperti potrebbe appartenere all'allievo prediletto Gian Giacomo Caprotti, detto Salai il “diavoletto”, ovvero a Francesco Melzi, altro pupillo del genio toscano. E d’altra parte ad escludere l’ipotesi che si potesse trattare di un apostolo o un filosofo antico, come pure è stato sostenuto, c’è la corrispondenza fra la figura ritratta e la descrizione che di Leonardo fa Giovanni Paolo Lomazzo, confermata anche dal disegno di Ambrogio Figino (un manierista allievo di Lomazzo) che reca sul retro la scritta: "ritratto di Leonardo da Vinci"“ Quanto alla data, resta l'ipotesi che il disegno risalga ai primi anni francesi. Ma il disegno dei capelli – ha dichiarato Carlo Pedretti, direttore dell' Hammer Center for Leonardo Studies e riferimento assoluto per gli studi leonardeschi - ha rapporti anche con l’”Allegoria della navigazione” custodita a Windsor, che è l' allegoria del fidanzamento di Francesco I e questo spingerebbe a datarlo intorno al 1515.
Dopo la morte del maestro, il prezioso foglio finì, con tutto il suo corpus di disegni di Leonardo nella villa di Vaprio d'Adda, dove gli eredi di Melzi sparpagliarono la collezione, per ricomparire agli inizi dell'’Ottocento a Milano, quando il ritratto venne riprodotto per realizzare l'antiporta di un volume del direttore di Brera, Giuseppe Bossi. Nel 1839 l’”Autoritratto” venne acquistato da re Carlo Alberto di Savoia per 50 mila lire, in un blocco di altri 1585 disegni di grandi artisti, venduti dal collezionista Giovanni Volpato. Da allora il foglio rimase a Torino, gioiello della Biblioteca Reale che lo custodisce insieme ad un corpus di disegni leonardeschi. Ora, l'’”Autoritratto” di Leonardo viene esposto nelle Scuderie Juvarriane della Venaria Reale a conclusione delle manifestazioni per i 150 anni dell' Unità d' Italia in una preziosa rassegna che gli affianca tutti i tesori leonardeschi appartenenti alle collezioni della Biblioteca Reale di Torino, ovvero il “Codice del Volo” e il nucleo completo di dodici fogli autografi del maestro. 8 fogli di leonardeschi e altre 60 opere dedicate al genio di tutti i tempi completano il progetto espositivo documentando la pervasività e la saldezza nel tempo del mito leonardesco.
Nella Scuderia Grande, resa solenne dall’allestimento dello scenografo premio Oscar Dante Ferretti, sono esposti gli autografi di Leonardo (da Windsor, Torino, Firenze, Milano...) e in fondo, in una sorta di “sancta sanctorum”, l’”Autoritratto”. Seguono i disegni degli allievi che ritraggono di profilo il maestro, tra cui il ritratto fatto al maestro dall’allievo prediletto Francesco Melzi e la sua copia, prestati dal Castello di Windsor e dalla Biblioteca Ambrosiana. Quasi la stessa figura dell’”Autoritratto” si può riconoscere nei fogli del “Codice sul volo degli uccelli”, altro pezzo forte delle raccolte torinesi, esposto poco oltre. Il prezioso manoscritto aperto a pagina dieci mostra un probabile ritratto giovanile di Leonardo, dal viso meno segnato e con i capelli lunghi. Una sua rielaborazione digitale consente il confronto con l’Autoritratto posto di fronte.
La mostra riserva numerose sorprese: in particolare due disegni, proprietà della Biblioteca Reale, finora considerati opera di allievi di Leonardo, sono attribuiti invece alla sua mano. Si tratta della “Testa di fanciulla”, presunto studio per il volto dell’angelo della “Vergine delle Rocce”, eseguito intorno al 1510. Il disegno, definito da Bernard Berenson il più bello del mondo, è realizzato a sanguigna con tocchi di biacca su carta preparata in rosso, e raffigura il volto delicato di un’adolescente dagli occhi pudicamente abbassati ad evitare lo sguardo dei propri ammiratori. L’altra restituzione a Leonardo riguarda una “Testa senile” che raffigura un vecchio calvo e sdentato, dall’espressione insieme meditabonda e imbronciata. Disegnata a sanguigna verso il 1515, l’opera finora era attribuita a Cesare da Sesto, un seguace di Leonardo che ne diffuse lo stile nel Mezzogiorno. Il percorso della mostra si snoda attraverso altri grandi temi che danno conto della pluralità degli interessi leonardeschi dall’anatomia umana, al volto, allo studio dei cavalli, alle macchine da guerra. In mostra tesori giunti da fuori, come la “Testa femminile” da Windsor, o la “Testa e il tronco d'uomo di profilo” e gli “Studi di armi e combattenti e macchine da guerra” dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Nella sezione successiva che espone i ritratti di Leonardo realizzati dal Cinquecento all’Ottocento si segnalano le opere di Lomazzo e Figino. Un terza sezione è dedicata al mito di Leonardo nell’arte moderna e contemporanea e presenta reinterpretazioni moderne del genio realizzate da Goya, Daumier, Duchamp, Warhol, ma anche di alcuni artisti dell' informale come Tàpies, Rotella, Cy Twombly fino a una serie di Ultime cene, da Warhol a La Chapelle.
La fortuna di Leonardo nei media è rappresentata da una rassegna di film ispirati al Genio. Infine a chiusura della mostra uno spazio multimediale, introdotto da una riproduzione digitale animata in scala 1:1 dell'”Ultima Cena di Leonardo”, consente di analizzare nel dettaglio lo studio delle fisionomie e delle espressioni in uno dei massimi capolavori del maestro.