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Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell'eternità
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S. Ferrazzi, Ritratto di Giacomo Leopardi, 1897, olio su tela, Recanati, Casa Leopardi
Informazioni
Tula, Tenuta-Museo di L.N. Tolstoj a Jasnaja Poljana
dal 1 ottobre al 27 novembre 2011
Cos'hanno in comune Giacomo Leopardi e Leone Tolstoj? Il poeta italiano nasce a Recanati, nelle Marche, il 29 giugno 1798 e muore a Napoli il 14 giugno 1837. Tolstoj nasce a Jasnaja Poljana il 28 agosto 1828, e muore ad Astapovo il 20 novembre 1910, quasi un secolo dopo Leopardi, anche perché gode di una vita molto più lunga. Una favola breve la vita di Leopardi, il cui destino è diviso tra ascesi e ribellione, tra desiderio di fuga e bisogno di reclusione. Lunga e operosa l'esistenza di Tolstoj, varia, intensa, multiforme. Lontani nel tempo e nello spazio, diversi per temperamento, tipo di vita, ambiente e momento storico, i due scrittori sono senz'altro uniti da quell'affinità profonda, legata al potere salvifico della scrittura, che unisce tutti i grandi poeti e scrittori. Ma ad uno sguardo più ravvicinato si scoprono tra i due ulteriori quanto inattesi punti di contatto: entrambi aristocratici, si formarono nelle biblioteche familiari subendo il fascino del radicalismo di Rousseau (Tolstoj giunse a portare al collo un'immagine del filosofo ginevrino). Opposti e simili, Leopardi e Tolstoj si confrontarono con la vitalità. Il desiderio di vivere e di sperimentare animò le diverse stagioni della vita dello scrittore russo ma proprio questo lo rendeva un uomo antico, padrone delle sue passioni, non scisso dalla natura ma anzi perso in essa in un senso quasi panteistico: era l'uomo che Leopardi definiva come tale e di cui ci parla nello "Zibaldone". Ed anche Leopardi ha affidato alla vitalità il massimo valore, dovendone però riconoscerne la sconfitta quando, con la modernità, l'uomo si è allontanato dalla natura, trovando la sua identità solo nella mancanza e nella debolezza. Entrambi furono dominati dall'inquietudine, dal sentimento dell'infinito e dalla ricerca del senso della vita, tensioni che attraversano lo "Zibaldone" e tutta la poesia di Leopardi, ma anche le "Confessioni" e il "Diario", inteso come 'diario delle debolezze proprie' di Tolstoj. E accomunati dalla forte e illuminata eredità intellettuale lasciata ai secoli successivi: l'etica della fratellanza universale e della pace, l'impegno per la salvaguardia delle risorse del pianeta proposti come antidoti agli eccessi della civilizzazione, all'allontanamento dalla natura, alla mancanza di solidarietà sociale. E sodali nell'invito a riflettere sul significato religioso dell'esistenza, centrato sulla figura del Cristo e sui precetti del Vangelo.
Ad accostare con successo i mondi di questi due grandi classici della letteratura mondiale è la mostra "Leopardi-Tolstoj. Il respiro dell'anima" che, dopo la tappa italiana nella Casa museo del poeta di Recanati, si è trasferita al Memoriale nazionale e riserva naturale "Tenuta-Museo di L.N. Tolstoj a Jasnaja Poljana" a Tula (tenuta nella quale visse, lavorò e venne sepoltolo scrittore russo). Nella versione russa l'esposizione, assume titolo "Tolstoj-Leopardi. Il respiro dell'eternità" e si arricchisce di molto materiale documentale, storico ed artistico, riferito alla figura e alle opere di Leopardi. La mostra si muove tra arte e quotidiano, oggetti e simboli, in un continuo rimando iconografico all'ambiente e ai personaggi in un percorso che consente ai visitatori di accostarsi a Leopardi e Tolstoj come persone prima ancora che come artisti, collocate nel loro mondo, tra le cose che hanno accompagnato le loro giornate. Ma anche di riflettere sulle tappe delle esistenze di questi due grandi uomini, accuratamente ricostruire da studiosi che li conoscono a fondo. In mostra giocattoli dell'infanzia, documenti di famiglia, ritratti, medaglie, genealogie, penne e calamai, fotografie inedite di Tolstoj, contadino con la falce, a cavallo nella neve, con il suo cane. E con la moglie Sofia e le figlie. Imperdibili le ricostruzioni dei laboratori creativi dei due autori, con le diverse tipologie di manoscritti, le correzioni e le varianti, le successive redazioni delle opere, i libri più amati. Tra i documenti esposti si segnalano in particolare le "Canzoni del conte Giacomo Leopardi", Bologna, pei tipi del Nobili e comp., 1824, i "Versi del conte Giacomo Leopardi", Bologna, dalla Stamperia delle Muse, 1826; "Phaedrus in Platonis Opera Omnia", Basilaee, apud Hier. Frobenium et Nic. Episcopium an. 1546, J.J. Rousseau "Del Contratto Sociale, ossia Principj del Diritto Politico" di G.G. Rousseau cittadino di Ginevra, nella traduzione del cittadino Niccolò Rota, Venezia, presso Giustino Pasquali c. Mario, 1797. E ancora molte schede di catalogazione della prestigiosa Biblioteca di Casa Leopardi redatte da Monaldo Leopardi e dai suoi figli; alcune cartine geografiche antiche; alcuni cimeli tra cui il panciotto ricamato appartenuto al conte Monaldo Leopardi della seconda metà del XVIII sec.; il calamaio in ceramica dipinta risalente al XIX sec; un cartiglio in legno dipinto indicante le materie della Biblioteca "Manuscripta", lo stemma dorato della famiglia Leopardi in legno scolpito del sec. XVIII e l'arazzo "Apollo e Dafne" di Biagio Biagetti del 1903.