Harvard Diary
Piazza Fontana
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Carlo Lucarelli, Piazza Fontana, copertina del libro
Informazioni
di Carlo Lucarelli
Einaudi
2007
pp. 125 + DVD
euro 23,00
È vero che da ormai una quindicina d'anni vivo in America, però ogni estate in Italia ci torno per varie settimane, e almeno on line qualche giornale italiano lo scorro, per cui sono rimasto sconcertato nel realizzare che due anni fa mi fosse completamente sfuggito l'ultimo atto di una vicenda iniziata quando ero ragazzo e che in qualche modo aveva accompagnato, se non influenzato, la mia maturazione. Parlo del verdetto con cui nel 2005 la corte di cassazione ha posto fine al più lungo processo dell'Italia repubblicana, quello per le bombe del 12 dicembre 1969 e la strage della Banca dell'Agricoltura a Milano. Lucarelli descrive gli eventi, le reazioni della stampa, le inchieste e i procedimenti giudiziari con precisione ma senza annoiare, alternando informazioni, interviste e riflessioni. Anche su fatti meno noti, quale la strana morte di un ex carabiniere, tre mesi prima di Piazza Fontana e due giorni prima di essere interrogato in relazione a un'inchiesta sull'eversione neofascista. Benché non prenda posizione in modo esplicito, il suo reportage è un duro atto di accusa contro i depistaggi, le connivenze, le menzogne, la disinformazione e l'incompetenza che hanno prodotto un farsesco alternarsi di sedi processuali, istruttorie (cinque) e sentenze (dieci), portando infine alla verità, sì, ma troppo tardi, e non accompagnata dalla giustizia (Freda e Ventura, pur indicati come responsabili, non erano più perseguibili perché già assolti in forma definitiva per lo stesso reato nel 1987). Peccato che Lucarelli non dedichi altrettanta attenzione all'analisi dell'atmosfera socio-culturale che non solo alimentò quella violenza ma la fece credere (non importa se a ragione o a torto) politicamente remunerativa. Giustamente severo nei confronti delle istituzioni, assolve con formula piena il paese nel suo insieme. L'Italia del 1969, ci dice, era vitale, curiosa, democratica. Chissà come sarebbe diventata se quel giorno «la sua innocenza non l'avesse perduta». Ma questa è una visione consolatoria e semplicistica. Quale Italia? Quale innocenza? Se parla di chi aveva allora vent'anni, può darsi, per meri motivi anagrafici; ma la generazione che occupava le posizioni di dirigenza e responsabilità, a tutti i livelli, aveva nel suo passato il fascismo, il colonialismo, il razzismo, massacri, guerre, odio, e tutto aveva trovato comodo dimenticare. Del resto proprio l'inchiesta di Lucarelli dimostra che di marcio ce n'era parecchio in Italia: e in parte era conseguenza della rimozione di colpe e responsabilità seguita al crollo del regime. C'erano anche tante persone coraggiose e pulite nel 1969, probabilmente una maggioranza, ma non è utile accomunare tutti e tutti perdonare con il cliché degli italiani brava gente. In conclusione va spiegato che il libro è la trascrizione (e si avverte) di una puntata della trasmissione "Misteri italiani", andata in onda nel 2005 e riproposta nel DVD allegato.

Giudizio: Giudizio: Due stelle

Riferimenti:
Giorgio Boatti, Piazza Fontana. 12 dicembre 1969: il giorno dell'innocenza perduta, Einaudi, 1999, pp. VII-438, euro 15,49
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