Nel Magma - Nel caffé
Mentre la valle s'infittisce e pettina
con tutti i suoi cipressi il filo d'aria
tra pioggia e avvisi d'altra pioggia, qui
nel caffè fuori mano di vetri e fronde,
nido ai convegni di straforo, accorre
e si stipa una moltitudine sorda che esala fumo.
«Perché non parlare un po' tra noi»
mi dice uno forato nella gola
premendosi una garza sull'incavo
o poco sopra, e si siede al mio tavolo
nel posto dirimpetto rimasto vuoto.
Lo guardo e vedo che i suoi occhi grigi
vogliono dire assai più che non dica
quella bocca vizza e mi fissano ridendo.
«Sarà un modo di stare ancora l'uno
vicino all'altro, come un tempo, nello stesso banco»
aggiunge, e più con gli occhi che con quella voce rauca
[raspando.
A un tratto, prima di ravvisarlo, so chi è
da quella tenerezza d'uomo stretto al ricordo
che fu anche del ragazzo, il ragazzo un po' femmina che
[turba un niente.
«Mai non avrei pensato a te, mio caro;
scusami» e allunghiamo le mani sopra il tavolo
a stringerci le nuche lanose e opache.
E così ci facciamo un po' di festa
guardandoci negli occhi ancora vivi
e cercando d'indovinare il resto.
Di nuovo si comprime la garza sull'incavo
e riprende con quella voce afona,
dura: «Forse dovrei darti un ragguaglio
di tanti anni fino a questa croce.
Non ne vale la pena. Preferisco che tu immagini.
Certo, so bene quello che mi aspetta».
Lo guardo che abbassa le palpebre e mi appare calmo.
Io non so dire altro, penso a questo incontro
se si può cavarne un senso che non sia di rimorso e basta
e sto senza parole qui davanti
a lui ch'è troppo mio compagno
perché possa consolarlo
o mentire. Né lui chiede conforto
ma un attimo di comunione piena
per sé quanto per me, ed offre questa pace in cambio.
«Ho seguito i tuoi successi» riprende quella voce quasi
[gorgogliando.
«Oh, non sono senza contrasti, ma ciò non ha [importanza»
mi schermisco io ed avvampo sotto la sua occhiata [bianca.
«Abbiamo avuto in sorte tempi duri
ma non fummo da meno anche se ne siamo usciti un [tantino empi.»
«C'è stato poco tempo per pregare...»
«Poco tempo infatti. Ma ho fiducia che l'azione
sia preghiera anch'essa pel futuro
ed espiazione del passato» dice e arrossisce a sua volta
e in quel pudore lo rivedo meglio quale fu nell'infanzia.
A mano a mano che il colloquio avanza
e i silenzi si fanno più frequenti
e lunghi vediamo, lui
l'amenità d'oasi del luogo di là dai vetri
sparire dietro una coltre di pioggia, ed io
la sala invasa da una nube di fumo diventare ingombra.
Dicono a una radio di Eichmann.
Dove avrebbe qualcuno or non è molto
o versato o represso qualche lacrima,
danzano al fruscio basso di un disco
non però così basso da non soverchiare il transistor.
«So quel che pensi, eppure hai torto» dice
con un sorriso divenuto blando
mentre guarda fuori, mentre l'ora si fa tarda,
«non posso non sentire in questo scalpiccio un che di [santo.»
E frattanto penso con un brivido
a noi quando saremo sull'uscita
sul punto di dirci addio sotto la pioggia
e sotto il pigolio degli uccelli tramato fitto.
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