Nel Magma - Tra le cliniche
Lucciole nel buio, nel frondoso
di città, com'è questa, rare di case, dolorose d'ospedali,
bucano la tenebra insidiosa, lampeggiano
più nitide che altrove, più crudeli si perdono alla vista [inquieta
dei degenti. «Dove stavi di casa"
dove" T'ho cercato lontano non da meno
della rondine quando vola alta
che esplora le regioni bianche della pioggia
e le invadono intanto il nido le zecche»
mormora qualcuno tra sé e sé
mentre franano lucciole e risalgono
il nero di voragini, di buche
oscuramente note ai sensi,
mentre danza svegliata dal letargo
la farfalla del sangue su per i pensieri malfermi brulicando.
«Ero poco lontana,
ero dentro di te
quando tu ne uscivi alla cerca»
risponde qualche larva
dai cunicoli della notte non si sa se piangendo o irridendo;
e intanto s'alzano dalla loro quiete infida,
per nulla rassegnata, anni d'oscurità e di passione,
mettono in croce anima e corpo tra rimpianti e smanie.
Qui presso queste cliniche,
nell'ora che le lucciole piluccano
la zocca d'uva della notte e tracce
d'una felicità non mai raggiunta
o fuggita di mano s'inseguono, diventano cocenti
per i deboli, per i male in salute,
m'unisco a tutta questa forza instabile
di cruccio e d'inappagamento, tocco
l'elemento insociabile che tiene sospeso il mondo.
Salute e malattia, s'affretta a distinguere la mente,
salute e malattia, ripete
fin quando non combacino le parti
di questa conoscenza avuta a sprazzi nel buio.
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