Libri
La Via Crucis di Mario Luzi
Segnala la pagina

Invitato dal Papa a scrivere un testo per la cerimonia del Venerdì santo il poeta racconta il suo rapporto con la fede cristiana.

Nella bimillenaria storia della chiesa i papi sono stati straordinari committenti di artisti, di architetti, di artigiani, di musicisti, ma forse questa è stata la prima volta che un papa si è fatto committente di un poeta. Questa committenza è stata un bel riconoscimento per lei...

E mi ha fatto piacere molto. Il papa è un poeta anche lui, l'italiano lo conosce abbastanza, se c'è approvazione in alto loco non è che mi dispiaccia. Al primo momento sono stato esitante non per la specie di ribalta in cui mi mette, ma perché devo essere interiormente nella condizione giusta per usare il linguaggio imposto dall'altezza del tema. Quale tema è più elevato di questo? Anche per uno che non crede a nulla la passione di Cristo è un'immagine, un exemplum di tale valore! Se poi uno ha una specie di convinzione, e ha amore... Questo mi tratteneva. Poi mi sono messo al lavoro e, lei lo sa, una parola tira l'altra, non si pensa più a nulla, solo al testo.

Il suo testo segue l'ordine delle stazioni della Via Crucis?

Le stazioni della Via Crucis non mi interessano; a me interessa la passione in sé, quindi ho scritto la passione di Cristo, un testo con lui unico protagonista, lui che parla, un monologo rivolto al Padre, in cui si dibattono la natura umana e il divino compresenti nella sua tribolazione.

Lei si è sentito spiazzato perché è un laico, perché non si ritiene un devoto.

Io non sono un uomo di chiesa, ma il cristianesimo è implicito a tutto ciò che io ho pensato e scritto - sempre più meditato, e messo in rapporto con tutta l'evoluzione della cultura occidentale. Il cristianesimo l'ho ricevuto, primamente, da mia madre, un cristianesimo primario che ho poi immerso nei miei studi, fortificandolo, trasportandolo in un orizzonte più vasto. C'è stata una continuità, anche quando pareva che non ci fosse, quando mi sono staccato dalla famiglia, dalla stretta esemplarità di mia madre.

Lei parla di cristianesimo, ma accetterebbe di essere definito poeta cattolico?

Poeta cattolico? Non lo rifiuto, ma mi pare un po' abusivo, perché il cattolicesimo è una interpretazione anche disciplinare del cristianesimo, che io non ho mai osservato.

Non va a messa?

Qualche volta sì. mi piace "sentir messa" come piaceva al Manzoni. Ho passato tante estati con un amico, don Flori, morto da pochi anni, rettore di un seminario che non c'era più. Era nato a Abbadia San Salvatore, sull'Amiata, era venuto bambino nel seminario di Pienza - ora la distanza si misura con venti minuti di auto - e lì era divenuto sacerdote poi era rimasto come professore, rettore, parroco... Sentivo la sua messa, lui faceva omelie al cospetto di tre, quattro persone: ma non celebrava, non faceva una commemorazione. Per lui avveniva allora, avveniva ogni volta, la rivelazione cristiana. E questo mi è molto piaciuto. Anche mia madre credeva all'eucarestia, anche per lei non era solo commemorazione. C'è questo cibo, nell'eucarestia. Gli antropologi dicono che è antropofagia: è uno degli aspetti del sacro, la cena cristiana, l'ultima cena.

Da ragazzo lei è stato attratto dalla filosofia.

Io ne avevo un'idea poetica, come si fosse nella Grecia antica, poi ho conosciuto cos'era la filosofia contemporanea, un'ingegneria abbastanza rimediata di idee e di concetti, e mi sono distaccato. Ho trovato più alimento in certi libri di letteratura che ho citato spesso: Proust, Joyce, Thomas Mann e più tardi Musil.

E nel cristianesimo.

Il cristianesimo affiorava più o meno nelle diverse stagioni, ma come sottofondo c'è sempre stato, anche come letture, soprattutto Agostino.

Lei ha letto più i Padri della chiesa che la Bibbia.

Nella nostra civiltà l'Antico Testamento ha avuto una vita molto disuguale e io l'ho ricevuto filtrato dai Padri della chiesa: non è un disamore, è un fatto, L'paccesso al religioso io l'ho avuto attraverso un'altra porta, affettigva e ammiratiga - mia madre - che immettefa nel Nuovo Testamento. Ma l'anno scorso ho pubblicato un commento a Giobbe! In Giobbe io vedo un raccordo tra l'uomo biblico e il cristiano a venire, Giobbe vuole un Dio fraterno che gli risponda, mentre il Dio biblico è paterno, a volte anche molto tenero, ma sempre onnipossente e regola non la vita individuale ma quella di tutto il suol popolo: e a Giobbe sembra crudele. Non è che Giobbe rifiuti il dolore ma vuole sapere il perché della sofferenza. Per questo cerca un Dio fraterno con una voce interiore per l'uomo.

Come definisce il Dio dei cristiani?

Per me il Dio cristiano è un Dio di cui non si possono dire gli attributi, le virtù. Il cristianesimo ha il Cristo, è nel Cristo. Se questa divinità si è messa sul piano degli uomini con questo emissario - Gesù - è il colmo della bontà, dell'interesse per l'uomo. Il Cristo è interessante e nutritivo per tutti. Che sia parola di Dio, è pura fede. Io credo di essere religioso in questo, che leggo il Vangelo, e quello che s'è detto intorno al Cristo mi ha interssato.

Uno che non sia cristiano o che non conosca il cristianesimo, può gustare la sua poesia?

Il cristianesimo imbeve l'aria stessa, i suoni, i silenzi in cui sono inserite le parole, però spesso, specialmente nei tempi più recenti, si traduce in immagini dirette.

Allora le sue poesie si fanno preghiera.

Forse.

In Vaticano quali sue poesie avranno letto, per convicersi a chiamare uno come lei, così poco incline alla disciplina romana?
Mario Luzi apre il Meridiano Mondadori che raccoglie le sue poesie all'indice dei capoversi poi a pagina 738:

Ecco, qui c'è il mio convincimento sulla teologia: "Il dio pensato dagli uomini... che risibile creatura della loro presunzione!". Forse in Vaticano saranno stati affascinati da cose meno polemiche. Avranno letto "Genia", "Il viaggio terrestre e celeste di Simone Martini". Ho scritto molto sull'avvento cristiano. E altre cose sul tema si troveranno nelle poesie che pubblico da Garzanti entro la fine dell'anno.

Col sorriso del ragazzino che trasgredisce, Luzi accarezza il Meridiano Mondadori uscito tre mesi fa e già ristampato; borbotta:

Il titolo di questo volume è accademico: "L'opera poetica", ma poi c'è il teatro, che per me è una derivazione della poesia, ci sono le prose, le traduzioni... Ho imbrattato parecchia carta nella mia vita, e non mi sono impegnato a non scrivere più.