Postille: Dopo la festa
Siamo già ai commiati quando vengono alla ribalta per
[caso
i due ultimi sbucati non so da quale profondità del party,
maestro e discepolo forse, due insomma fermi al
[sottinteso patto
che l'uno è uomo di poteri ampi, lungimirante, saggio,
l'altro il pivello fervoroso, tributario in tutto del vecchio.
Questi gli fa posto sul divano, accanto a sé,
si mostra un po' stanco, sì, ma non meno pronto a dargli
[udienza.
«Che uomo» dice, ma senza nominarlo,
la padrona di casa ai suoi ospiti
che sul punto di andarsene le si stringono attorno per gli
[addii
e fanno ressa verso il vestibolo e la porta.
«Lei almeno rimanga ancora un po'»
mi fredda sul passaggio il suo sorriso
mentre s'anima tutta nella spola
tra il guardaroba e gli estremi convenevoli
fatti con la dovuta grazia sulla soglia.
Poco dopo si è soli nella stanza lei ed io
quasi tornati in noi a raccogliere insieme i magri frutti,
meditando sul vano della festa,
eletti a cose più alte e solo un po' indulgenti con le frivole,
[com'è giusto.
Lei ed io e quei due che ancora parlano
e lei adocchia di continuo come l'ultima speranza di [riscatto.
«Non creda non conosca i suoi pensieri. Per di più li
[condivido»
dice tirando in un guizzo altero il filo
delle labbra rugose e le corde del collo, dure e aride.
«Lei sa, basta qualcuno che mi ripaghi con la sua
[presenza»
aggiunge poi rotando gli occhi accesi
dove si rompe in tenerezza un grano
di follia, in un liquor
febbrile palpitando.
«E' là che batte il suo cuore inverosimile;
ne è fiera ed avvilita» penso
e mi volgo all'idolo, coperto di polvere e di brina, che le sta
[di fronte,
ma lontano, sicuro di sé, e frustrante.
«Coraggio» alza la voce il maestro
quanto l'altro aveva la sua smorzata e spenta. «Coraggio
occorre» insiste poi sincero suo malgrado
mentre guarda nell'altro il riverbero del fuoco che lo arse
ma non senza residui come ora vorrebbe,
con quel po' di cenere diaccia e grigia.
«Vada dritto allo scopo, osi» riprende e tace a lungo
dinanzi a lui interdetto dal silenzio più che acceso dal
[grido;
perché il vecchio, è chiaro, va oltre la sua parte
e rabbrividisce al vento del passato
non meno oscuro dell'altro che gli soffia in viso [dall'opposto polo.
«Che uomo» saettano gli occhi di lei tornati vitrei
ma non senza dolcezza mentre cerca un consenso alla
[sua estasi
in me che la immagino e la penso
devota a un dio che non le dà negli anni risposta o cenno;
e guardo in quell'attimo i bicchieri
lasciati qua e là sulle mensole, e ascolto
la pendola di Sèvres battere molti colpi.
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