Harvard Diary
Rosso Floyd di Michele Mari
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Michele Mari, Rosso Floyd, copertina del libro
Informazioni
di Michele Mari
Einaudi
pp. 281
euro 20,00
Di Michele Mari ricordo un bellissimo racconto che lessi vent’anni fa in un’antologia dei nuovi scrittori italiani: si aveva allora l’impressione che, crollato il muro di Berlino, altri recinti stessero per cadere; che in politica come in letteratura fosse finalmente arrivato il momento, dopo un cinquantennio imbalsamato dalla guerra fredda, di un ricambio generazionale e culturale. Infatti quell’antologia, un Oscar che inizialmente venne distribuito gratuitamente, si intitolava Italiana: deliberata allusione alla celebre raccolta, Americana, con cui nel 1942 Vittorini aveva smosso le acque di una tradizione narrativa chiusa su sé stessa esponendola agli inattesi modelli del romanzo americano. In realtà il racconto di Mari (“I palloni del signor Kurz”) parlava, un po’ in controtendenza, dell’importanza degli ostacoli, delle privazioni, dell’attesa. Delle barriere. Era la storia, appunto, del muro che separava il campetto da calcio di un collegio dalla casa del misterioso signor Kurz; ogni tanto un pallone, colpito male o con eccessiva forza, lo superava; e svaniva per sempre. Il signor Kurz, quei palloni, non li restituiva mai. Intenzionalmente. Così li trasformava in memoria: solo i palloni scomparsi quando ancora erano oggetto di desiderio, non quelli lentamente logorati dall’uso e dall’abitudine, sarebbero sopravvissuti alla crescita e invecchiamento di quei bambini. Come a dire che qualcosa è bene che la si smarrisca lungo il cammino dell’esperienza; che qualche parete debba restare integra, a proteggere o semplicemente nascondere il tempo perduto, in questo modo bloccandolo, sì, però nella fase espansiva, euforica, della giovinezza. Anche Rosso Floyd parla di un muro. Presumo anzi che la ragione per cui Mari ha scelto di scrivere un romanzo sui Pink Floyd invece che, mettiamo, sui Beatles o sui Led Zeppelin, è che alla base della loro enorme fortuna e influenza c’era un muro. The Wall, ovviamente, uno degli album più ambiziosi della storia del rock: rappresentazione della condizione della popstar e dell’artista e più in generale dell’alienazione contemporanea, del bisogno di erigere schermi per difendere un io che ha disimparato a comunicare con la società e che non riesce più a sentirsi parte dell’ambiente che lo avvolge. Era una tematica consueta in quegli anni, espressa artisticamente ma anche attraverso comportamenti e stili di vita. Per i Pink Floyd era qualcosa di più: era la loro origine e la loro identità. Senza quel muro non sarebbero esistiti. Dietro The Wall e l’intera loro opera c’era Syd Barrett, il leader iniziale del gruppo, l’autore delle canzoni che li avevano lanciati e il creatore del loro stile: presto allontanato per la sua instabilità psichica, forse causata dalla droga, forse dalla schizofrenia, e tuttavia mai dimenticato o rimosso. Il muro di follia che aveva eretto attorno a sé lo chiuse al mondo ma lo aprì, come i palloni del signor Kurz, al mito. E insieme a lui, i Pink Floyd, proprio grazie al vuoto da lui lasciato, alla sua assenza: al fatto di averlo perduto. “Syd era il prototipo ideale di colui che ‘manca’”, spiega uno dei personaggi del libro di Mari; e del resto l’album successivo allo stupefacente successo di The Dark Side of the Moon i Pink Floyd lo intitolarono Wish You Were Here, con esplicito riferimento al loro compagno assente. Ecco, Rosso Floyd è una riuscita esplorazione, dall’interno, di una leggenda e insieme delle modalità che permettono la nascita delle leggende. Un romanzo, ho scritto sopra, ma in effetti è un’epica. Un genere che, come scrisse Auerbach all’inizio di Mimesis, “non conosce sfondo”, in quanto ogni elemento è equivalente e collegato a tutti gli altri, senza gerarchie di rilevanza o temporalità. Settanta personaggi prendono la parola, alcuni più volte, portando le loro testimonianze, dirette o indirette, le loro impressioni, i loro giudizi, contraddicendosi e smentendosi reciprocamente, come in un blog. Attraverso trenta “confessioni” parlano anche i Pink Floyd, con l’eccezione di Syd, onnipresente ma privo di voce propria. È facile verificare che la gran parte dei personaggi di Mari è realmente esistita: da Mary, la madre di Waters, a Alan e Duncan Barrett, fratelli di Syd; da Bob Klose, che suonò la chitarra nella band ma la lasciò subito prima del loro esordio discografico, all’architetto Mike Leonard, che nel 1963 affittò loro delle stanze nella sua casa di Londra; da Stanley Kubrick, che non riuscì a convincerli a contribuire alla colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio, a Michelangelo Antonioni, che utilizzò tre loro canzoni in Zabriskie Point. Molti aneddoti sono veri, o comunque non inventati da Mari: e si ritrovano nelle tante monografie dedicate ai Pink Floyd, alcune recentissime e parecchie disponibili in italiano. Ma l’accuratezza non è il punto. Anzi, la decisione di Mari di dare la parola a persone morte, in un caso quasi un secolo fa (Alaistar Grahame, figlio dell’autore del Vento fra i salici, classico inglese della letteratura per bambini molto amato da Syd), o di far intervenire i protagonisti di alcune canzoni (Arnold Layne, The Gnome), manifesta la sua intenzione di trattenere il discorso in una zona sospesa fra la documentazione e la fantasia, e il lettore in uno stato di esitazione fra le due. Ai quattro protagonisti dà voce sotto pseudonimo: Roger Waters è l’uomo cavallo, David Gilmour l’uomo gatto, Richard Wright l’uomo topo, Nick Mason l’uomo cane. Perché quell’irresolutezza fra storia e invenzione è la condizione necessaria e forse sufficiente del mito. I tanti frammenti (136 capitoletti) e punti di vista non affaticano o confondono la lettura: al contrario, realizzano uno straordinario effetto corale, olisstico, fondendosi in un insieme omogeneo più efficace e convincente della somma delle sue parti. Una testimonianza di Gale, amico d’infanzia di Syd, si sofferma sul rapporto musicale fra Syd e Gilmour. Da Gilmour, molto più bravo di lui, Syd aveva imparato a suonare la chitarra, e ne imitava lo stile. Ma poi le cose si complicano: “Dave entra nei Pink Floyd e all’inizio deve imitare il modo di suonare di Syd, modo nel quale convivono i suoi stessi insegnamenti; si impadronisce di quello stile in modo prodigioso, ma dopo la definitiva rinuncia del gruppo a Syd deve recuperare il proprio modo di suonare, nel quale passerà però anche qualcosa di Syd…”. È proprio dei sogni e dei miti rendere simmetrici i rapporti, inclusi quelli che da un punto di vista logico, grammaticale o naturale non lo sono; ma è anche proprio della letteratura. Mari, che la insegna all’Università di Milano, lo sa bene: Syd e i Pink Floyd sono in fondo per lui un pretesto per indagare il mistero dell’arte, della creatività estetica. È ancora Gale a raccontare la genesi di The Piper at the Gates of Dawn: “Le prime canzoni dei Pink Floyd sono nate così: lui [Syd] canticchiava ossessivamente frasi senza senso, per giorni interi alle volte, finché Roger o Rick, rintronati da quell’ecolalia demenziale, dovevano ricavarne una canzone”. Così si salva il rapporto con la realtà, così l’arte sfugge a una totale commercializzazione e recupera una sorta di aura. Il genio, diceva Kant, è la maniera in cui la natura dà la regola all’arte. Questo rappresenta Syd, nella leggenda dei Pink Floyd - e nel libro di Mari -: la natura che attraverso il caso, l’errore e la follia si impone alle convenzioni e alle tradizioni che vorrebbero solo preservare sé stesse, le stravolge, apre all’impensato. Ricorda Gilmour dell’origine di Shine On You Crazy Diamond (in cui il “diamante pazzo” è ovviamente Syd): “Suono la chitarra meccanicamente, pensando a tutt’altro, anzi sono talmente distratto che metto le dita in una posizione sbagliata: ne escono quattro note che immediatamente mi colpiscono: le ripeto e già ne sono schiavo, come se una forza sconosciuta mi plagiasse”. Significativamente la prima testimonianza del libro è quella di Lambert, nella cui casa di Highgate, l’ho ricordato sopra, quei ventenni studenti di architettura abitarono quando ancora non erano i Pink Floyd. Oggi, dice Lambert, “ho richieste da tutto il mondo da parte di sessantenni che vogliono dormire dove hanno dormito loro”, in quelle camere di quell’edificio belle époque a 39 Stanhope Gardens. Era il rischio che il libro di Mari correva: di rivolgersi solo a sessantenni in vena di nostalgia per la colonna sonora della loro giovinezza. Lo consiglio invece a chiunque dalla letteratura si aspetti l’ambizione di continuare a costruire leggende, e smontarle - e dal rock qualcosa di meno plastificato delle canzoni di Justin Bieber o Jason Derülo.

Giudizio: Giudizio: Quattro stelle

Riferimenti:
- Italiana. Antologia dei nuovi narratori, Mondadori, pp. 433, fuori commercio.
- Americana, a cura di Elio Vittorini, Bompiani, 2 voll., pp. 1088, ill., euro 19,00.
- Pink Floyd, The Wall, EMI, 2 CD, euro 39,40 (album MP3, euro 11,99).
- Pink Floyd, Wish You Were Here, EMI, CD, euro 20,90 (album MP3, euro 9,99).
- Pink Floyd, Echoes: The Best of Pink Floyd, EMI, 2 CD, euro 30,70 (album MP3, euro 11,99).
- Erich Auerbach, Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, Einaudi, 2 voll., pp. 630, euro 32,00.
- Rob Chapman, A Very Irregular Head: The Life of Syd Barrett, Da Capo Press, pp. 480, ill., dollari 28,00.
- Glenn Povey, Echoes. La storia completa dei Pink Floyd, Giunti, pp. 368, ill., euro 39,00.
- Mark Blake, Comfortably Numb: The Inside Story of Pink Floyd, Da Capo Press, 2008, pp. 448, ill., dollari 15,00.
- Nicholas Schaffner, Pink Floyd. Lo scrigno dei segreti, Arcana, pp. 384, euro 18,50.
- Alfredo Marziano, Floydspotting. Guida alla geografia dei Pink Floyd, Giunti, pp. 240, ill., euro 18,00.
- Nick Mason, Inside Out: A Personal History of Pink Floyd, Phoenix, pp. 320, dollari 15,81.
- Zabriskie Point, dir. Michelangelo Antonioni, Warner Home Video, DVD, euro 13,49.
- Immanuel Kant, Critica del giudizio, a cura di Massimo Marassi, testo tedesco a fronte, Bompiani, pp. 859, euro 31,00.

Altre opere di Mari:
- I demoni e la pasta sfoglia, Cavallo di Ferro, pp. 612, euro 28,00.
- Filologia dell’anfibio. Diario militare, Laterza, pp. 234, euro 12,00.
- Tu sanguinosa infanzia, Einaudi, pp. 133, euro 13,00.
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