Arte
Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming
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Informazioni
Pechino, Capital Museum
dal 6 febbraio al 20 marzo 2010

Shanghai, Shanghai Museum
dal 2 aprile al 23 maggio 2010

Nanchino, Nanjing Museum
dal 4 giugno al 25 luglio 2010

Macao, Macao Art Museum
dal 7 agosto al 7 novembre 2010
Sulle mura circolari della gigantesca sala d’onore del Millenium Museum di Pechino, corre un  fregio, scolpito in marmi policromi, che narra gli episodi salienti della storia cinese attraverso una sfilata di imperatori e ministri, generali e dignitari, intellettuali ed eroi della Rivoluzione. Unici stranieri ammessi in questo Pantheon tutto cinese, due italiani: Marco Polo e Matteo Ricci. Ma il posto speciale che il gesuita marchigiano occupa nella storia cinese si esprime soprattutto attraverso un altro primato: morto a Pechino l’11 maggio 1610 Li Madou (il nome con cui i dignitari cinesi avevano ribattezzato Ricci) veniva sepolto nella Città Proibita. Era la prima volta l’altissimo onore veniva concesso ad uno straniero, ma immensi agli occhi dei cinesi erano i meriti del gesuita. Giunto in Cina nel 1582 per portare la Buona Novella del Vangelo, Matteo Ricci (1552 -1610) non fu solo un araldo della fede. Autentico umanista rinascimentale, illustre letterato e uomo di scienza, questo gesuita sapiente e visionario affrontò la sua missione con lo spirito di un grande esploratore di terre e di saperi. Consapevole di quanto la Cina fosse sconosciuta e lontanissima per identità e cultura, ma anche certo che la conoscenza non avesse steccati, Ricci usò il proprio immenso sapere per stabilire un dialogo tra due mondi che si ignoravano. Con prudenza e in leale spirito di amicizia, senza mai tradire la propria origine, si fece cinese tra i cinesi e riuscì ad aprirsi una breccia nella spessa cortina di diffidenza e rifiuto che isolava dal resto del mondo la cultura del Celeste Impero. Imparò la lingua ed assimilò i costumi e le abitudini di quel Paese come nessun europeo aveva mai fatto, e in tal modo conquistò l’ammirazione e il rispetto di potenti ed eruditi che lo chiamarono Xitai, il “grande maestro d’Occidente”. Studiò i loro libri: raccolse e pubblicò in latino le massime di Confucio del quale lodò e praticò i precetti morali, sottolineandone le analogie con quelli delle Sacre Scritture. Tradusse in cinese i principali documenti della civiltà europea - i teoremi della geometria euclidea e le riflessioni filosofiche sull’amicizia  di Cicerone – e introdusse i cinesi alla filosofia greca sottolineandone l’affinità con il confucianesimo; attraverso carte geografiche e mappe del mondo aggiornate alla luce delle nuove scoperte geografiche, rivoluzionò la cartografia locale che ancora ignorava le teorie copernicane e trascurava le terre oltre i confini dell’Impero. Come scriveva un letterato cinese dell’epoca “il dottor Li ha aperto gli occhi della Cina sul mondo”. Solo cinquecento furono le conversioni ottenute, di valore incalcolabile è stato il suo contributo alla realizzazione di quest’incontro globale di civiltà. Ma se per la Cina è una pietra miliare, Matteo Ricci è una figura controversa in Occidente che gli ha sempre preferito Marco Polo nel ruolo di ambasciatore della propria cultura. Discusso soprattutto il suo originale approccio missionario, accusato di sincretismo e addirittura condannato dalla Chiesa ai primi del ‘700, la figura del gesuita è precipitata in un oblio dal quale è uscita solo in tempi recenti. Nel 1939 Ricci veniva riabilitato ufficialmente da Pio XII, mentre Giovanni Paolo II più volte lo ha additato come esempio di evangelizzazione.
In occasione del quarto centenario della morte, a Matteo Ricci è riservato l’onore di inaugurare le iniziative dell’anno della Cina in Italia (in programma da ottobre 2010 a ottobre 2011) attraverso grande mostra itinerante che parte dal Capital Museum di Pechino ed ha le successive tappe a Shangai e Nanchino. In mostra un nucleo di oltre duecento opere, provenienti dai maggiori musei italiani e cinesi, che ad ogni trasferta si arricchisce di nuovi innesti.
La mostra ripercorre le tappe dell’avventura umana e spirituale di Matteo Ricci dall’Italia del Rinascimento alla Cina Imperiale. Dall’infanzia marchigiana agli studi romani e alla scoperta della vocazione religiosa la rassegna documenta l’universo rinascimentale in cui Ricci visse fino a ventisei anni attraverso capolavori di Raffaello, Tiziano, Lorenzo Lotto, Giulio Romano, Simone de Magistris, Federico Barocci e Federico Zuccari, ma anche rarissimi Aristotele, Cicerone, Tommaso d’Aquino, Seneca, Epitteto, grimaldelli usati dal missionario per scardinare le difese dei mandarini cinesi. Sbarcato a Macao alla fine del 1582, Ricci impiegherà circa diciotto anni per arrivare a Pechino dove vivrà sotto la protezione dell’imperatore Ming Wangli, che però non riuscirà mai ad incontrare di persona. Abiti, arredi, orologi, astrolabi, strumenti musicali e scientifici d'epoca, e ancora libri e manoscritti, tra cui l’Astronomicum caesareum di P. Apianus, il Theatrum orbis terrarum di Ortelio, la Humani corporis fabrica di Vesalio e la Biblia poliglotta di Anversa, insieme a preziose cinquecentine, rilegature artistiche, incisioni su rame e modelli in scala della Roma antica e rinascimentale sfilano accanto a preziosi documenti dell’arte e della cultura Ming ad evocare la lunga marcia di avvicinamento a Pechino compiuta dal gesuita: un percorso, fisico e intellettuale, segnato dalla trasformazione di Matteo Ricci in Li Madou, il grande saggio d’Occidente che riesce a conquistare anche i mandarini più sospettosi con la sua cultura enciclopedica e la sua memoria prodigiosa. Nel gennaio 1601 Ricci arriva a Pechino con 32 doni per l’Imperatore: tra questi una Madonna con Bambino e San Giovannino del Sermoneta il cui estremo realismo atterrì l’imperatore al punto che lo volle nascondere; orologi, strumenti astronomici, carte geografiche e libri preziosi, ovvero l’eccellenza della cultura come luogo in cui due civiltà così distanti potevano incontrarsi. Nei nove anni che precedono la sua morte vivrà nella Città Proibita con il grado di mandarino, sostenuto economicamente dal pubblico erario, pubblicando volumi - in mostra copie rarissime dei tanti libri e trattati pubblicati da padre Ricci in Italia e in Cina - partecipando a progetti scientifici, collaborando alla riforma del calendario. Il percorso si chiude con il celebre ritratto a olio di Ricci, dipinto dal confratello Yu Wen-Hui detto Pereira il giorno dopo la morte di Xitai, scienziato in missione per conto di Dio.