La Canzone d'Autore Italiana
Mina
Biografia di Mina
(n.d.a. di Anna Mina Mazzini - Busto Arsizio, Varese, 1940)
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Presto trasferitasi a Cremona, non mostra da piccina grandi velleità musicali. Solo nell'adolescenza comincia a muoversi nell'ambiente: esibendosi alla guida d'un gruppo denominato gli Happy Boys, nel 1958 viene notata dal discografico Davide Matalon che ne promuove il debutto, facendole incidere due brani in inglese ("Be Bop a Lula", "When") con lo pseudonimo di Baby Gate e due in italiano ("Non partir", "Malatia") col nome d'arte di Mina. Si tratta di interpretazioni assai ortodosse, che non hanno speciali esiti. Con un nuovo complesso, i Solitari, appare durante una puntata di "Lascia o raddoppia": la sua esecuzione di "Nessuno", proposta in precedenza da Wilma De Angelis, ne evidenzia da subito le particolari doti canore. Sfruttando il vento favorevole, la giovane cantante compare in altre trasmissioni televisive e in un film di Lucio Fulci, "Urlatori alla sbarra" (1959), che si occupa del fenomeno. La verve dell' artista principia ad evidenziarsi alle prese con brani ritmati, da "Tintarella di luna" (1959) a "Una zebra a pois" (1960), ma riluce particolarmente nella sua versione di "Sapore di sale" (1963), composta da Gino Paoli e da lei resa in maniera superba. Partecipa a "Canzonissima 1960", a vari festival di Sanremo (in verità, senza troppa fortuna), a "Studio Uno" (ove esegue una "Summertime" memorabile): le sue cover di pezzi stranieri, da "Città vuota" ("It's a lonely town") sino a "Un anno d'amore" ("C'est irreparable"), surclassano dipoi gli originali e rendono l'idea di un'epoca meglio di qualunque libro o film. E' il suo periodo più felice e fecondo: titoli quali "E se domani" (1964) o "Se telefonando" (1966) diventano subito dei classici; sulla scia di tanto successo, Mina fonda una propria etichetta, la PDU. Nel 1967 incide "La canzone di Marinella" d'un ancora poco noto Fabrizio De André; l'anno successivo è la volta del suo primo 33 giri dal vivo, registrato alla Bussola di Viareggio. I ‘70 la vedono consolidare il proprio rapporto con la premiata ditta Mogol-Battisti, cui deve alcune delle sue cose più belle, da "Insieme" (1970) a "Amor mio" (1971): ma la vetta della hit-parade la raggiunge con "Grande, grande, grande" (1971) di Tony Renis e Alberto Testa, già rifiutata da altre sue colleghe. Nel 1973 inizia la tradizione del suo doppio album natalizio: si parte con "Amanti di valore" (1973), cui fa seguito "Frutta e verdura" (1974). Da questo momento in avanti, il percorso di Mina diviene più prevedibile: ritiratasi dalle scene nel 1978, la "tigre di Cremona" si ritaglia un ruolo da star del panorama nostrano, fondato solo sulla sua classe. Trent'anni di superba routine, talvolta illuminati da qualche capolavoro (a dirne uno, "Mina quasi Jannacci" nel ‘77): ma la stagione rivoluzionaria, la strepitosa giovinezza artistica sono oramai dietro le spalle.
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