Musica
Facile
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Mina, Facile, copertina del disco
Informazioni
di Mina
Edizioni GSU
E’ dal 1979, trent’anni suonati, che Mina, ritiratasi dalle scene dopo una serie di fortunati concerti alla Bussola, comunica col proprio pubblico esclusivamente attraverso i dischi. Per lungo tempo, l’appuntamento è stato verso fine anno con un doppio, diviso fra cose nuove, firmate da autori noti o da sue scoperte personali, e cover di brani d’ogni parte del mondo. Gli esiti? Discontinui, altalenanti, pure nella ricchezza della produzione, contrassegnata da una voce che pare non subisca le ingiurie del tempo. Convertitasi, nel tempo, a formule più elastiche, a lavori monografici incentrati su artisti nostrani (ad esempio, “Sconcerto”, 2001, dedicato a Domenico Modugno) o su d’una scena musicale definita (l’omaggio alla canzone partenopea di “Napoli”, 1996, e “Napoli secondo estratto”, 2001), la “tigre di Cremona” ha puntato sempre le proprie carte migliori sul cd d’inediti, il maggiormente impegnativo perché necessitante ogni volta d’un repertorio di novità adeguato alla classe dell’ interprete. Sotto quest’aspetto, “Facile” (GSU) non delude le aspettative: assai atteso, è costituito da una dozzina di pezzi, firmati da antichi sodali come Cristiano Malgioglio od Andrea Mingardi o Max Pani (pure produttore dell'opera intera), e due esponenti della scena alternativa italiana quali Manuel Agnelli degli Afterhours e Boosta (alias Davide Dileo) dei Subsonica. A quest’ultimo si deve “Non ti voglio piu”, un lento d’atmosfera, molto elegante, che verrebbe attribuito con quache difficoltà al vulcanico autore. Al contrario, “Adesso è facile” è in puro stile Afterhours, per via sia delle linee melodiche atipiche sia del duetto proposto dalle voci di Manuel Agnelli e della padrona di casa. Meno sorprese giungono da Mingardi, che in “Non si butta via niente” riflette sull’impossibilità di mettere da parte il presente ed il passato, laddove in “Ma tu mi ami ancora?” propone variazioni sul tema dell’amore in chiave drammatica e in “Più del tartufo sulle uova” offre il destro alla cantante per una gustosa divagazione autoironica. Quanto a Malgioglio, lontano da Mina sin dai tempi di “Mi mandi rose” (1985), con “Carne viva” licenzia una  jazzata, sensuale chicca, che riporta alle atmosfere della celeberrima “L’importante è finire” (1977), mentre il suo secondo contributo consiste nel malizioso testo italiano di “Vida loca” del cubano Cespedes, divenuta per l’occasione “Questa vita loca”. Infine l’amato nipote Axel Pani, responsabile del poco felice singolo “Il frutto che vuoi”, firma pure assieme a Gysi e Cerri uno tra i vertici di “Facile”, la classica “Con o senza te”, contraddistinta dall’uso magistrale delle chitarre e da un clima da romanza d’opera. Gli echi jazz di “Ma c’è tempo”, la fisarmonica dalle risonanze folk di “Volpi nei pollai” ulteriormente testimoniano dell’attento studio sulla musica, caratterizzante ciascun pezzo d’un disco tra i più validi della stagione.

Francesco Troiano