Momenti del Cinema Italiano
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Biografia di Nanni Moretti (Brunico (BZ),1953)
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Nanni Moretti nasce a Brunico,in provincia di Bolzano nel 1953. Figlio di un docente universitario in epigrafia greca e di un'insegnante di liceo, si forma politicamente in gruppi della sinistra extraparlamentare d'ispirazione trotzkista. Cineamatore, realizza tra il 1974 ed il 1976 alcuni lavori in Super8 ("La sconfitta", "Epatez le bourgeois" ed il più riuscito "Come parli, frate?", spassosa parodia de "I promessi sposi" che lo vede impegnato nei panni di Don Rodrigo): poi, col medesimo mezzo, debutta nel lungometraggio col fortunato "Io sono un autarchico" (1976), che ottiene un certo successo al Filmstudio di Roma e viene successivamente gonfiato in 16 mm.br> Il successivo "Ecce bombo" (1978) ha ancora esiti felici e precisa ulteriormente i contorni dell'arte del Nostro: che consiste nella capacità di descrivere caratteristiche e tic di una generazione emulsionandoli con una carica di feroce ironia che nessuno risparmia, neanche se medesimo. Se in "Sogni d'oro" (1981) la lucidità dell'argomentare pare arenarsi nelle secche d'un autobiografismo istrioneggiante, il seguente "Bianca" (1983) risulta forse l'opera sua in assoluto più convincente, inscenando la degenerazione d'una nevrosi che sfocia in crimine nelle forme d'un "whodunit" di matrice anglosassone. L'esplicito moralismo - nel senso più nobile della parola - de "La messa è finita" (1985) lo porta nella finzione ad indossare l'abito talare per meglio sostanziare il proprio scontento in relazione allo stato delle cose: ed il discorso s'allarga al politico in "Palombella rossa" (1989), tagliente e non del tutto risolta riflessione sugli errori e le illusioni della sinistra. Nel 1990 interpreta il ruolo del luciferino ministro Botero ne "Il portaborse" di Daniele Luchetti, e cinque anni più tardi offre il potente ritratto d'una vittima del terrorismo ne "La seconda volta" di Mimmo Calopresti: alla regia, torna nel 1993 con i tre episodi di "Caro diario", sospesi fra dolenti annotazioni personali e satira di costume, ed infine nel 1998 con "Aprile", ov'egli pare ripiegarsi nel privato per sfiducia e scoramento. Nel 2001, con "La stanza del figlio", il cineasta di Brunico ottiene la Palma d'oro al festival di Cannes; un lustro dopo è ancora in concorso alla manifestazione cannense con "Il caimano" (2006), film che suscita un vespaio di polemiche per il suo forte contenuto politico. Torna a Cannes nel 2011 con il dodicesimo titolo della sua filmografia: "Habemus Papam" pellicola in cui si confronta con uno tra i pilastri della società in cui viviamo, la Chiesa.
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