Alla fine di questo settembre 1998 è morto il più stimolante dei designers italiani.
Approdato dalla ricerca puramente formale del secondo futurismo degli anni '30 alla progettazione seriale degli anni '50, per oltre cinque generazioni di grafici, pittori, architetti e progettisti Bruno Munari è rimasto il più significativo esponente di quel programma di ricerca sistematica nel campo delle arti visive inteso a rilanciare, dopo la parentesi bellica, quelle problematiche che affidavano ad una "sintesi delle arti" la risoluzione delle antinomie poste dalla modernità tra produzione industriale e produzione artistica, tra fantasia e tecnica, tra progetto e oggetto, tra utopia e realtà, tra arte e vita. Proponimento di respiro internazionale, condiviso fin dal primissimo periodo da tutta una schiera di artisti europei, che si muovevano sul filo di un tracciato che andava dalla ricostruzione futurista dell'universo alla razionalizzazione bauhausiana delle avanguardie storiche fino al francese Groupe Espace ispirato da Le Corbusier, e che nei decenni successivi registrerà i suoi ulteriori sviluppi nell'arte programmata e in quella cinetica, sempre con il contributo attento ed efficace di Munari.
Evitando di restare prigioniero di un tale programma estetico-funzionale, per tutta la vita Munari ha mantenuto vivo quell'impegno originario di ripensare il mondo e le sue forme; senza ideologia, senza demagogia, animato solo da un'idea operativa dell'arte capace di coniugare la spiritualità della fantasia con la materialità della tecnica attraverso una praxis estetica sempre sostenuta e corretta dalla flessibilità di un'ironia esatta.
"Un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. Noi non facciamo lampade, mi risposero. E io: vedrete che le farete".
Era il 1964, e da questo calcolato "spaesamento" dei dettami procedurali sarebbe nata la Lampada di maglia, che, proprio come una calza elastica, avrebbe aderito perfettamente al compito assegnato.
Munari è stato capace di una leggerezza progettuale nella quale la complessità del problema si stemperava nello stupore di una risposta di precisione.
"Togliere invece che aggiungere: questa regola va intesa nel senso di arrivare ad una esemplificazione, eliminando il superfluo per realizzare l'oggetto essenziale".
È con questo principio fondamentale che verranno rielaborate tipologie consolidate e concepiti nuovi tipi di prodotti: oggetti funzionali a struttura estetica, strutture estetiche a funzione didattica, sculture provvisorie a funzione ludica. Opere e prodotti dal progetto trasparente, illuminanti sui materiali e i processi realizzativi, esplicativi dei medesimi modi e metodi ideativi, mai intesi come privati, mai adottati come formule ripetibili: sempre riscoperti, sempre rimessi in gioco, e sempre divulgati nei suoi magistrali libri per progettisti, dei quali ci piace ricordarne almeno due: "Codice ovvio" e "Da cosa nasce cosa", per i loro titoli esemplari e immediatamente rivelatori di una creatività antiretorica, mai vanificata nel decorativismo dello stile.
Con un gesto minimo, che forse Munari avrebbe approvato, EVENTI vuole ricordarne la produzione e il percorso esemplare proponendo immagini di una sua mostra del 1986 a Palazzo Reale di Milano e la lettura di una scheda biografica preparata per l'azienda Zanotta, da cui traspare la costanza di una sperimentazione per la quale molti artisti italiani della seconda avanguardia gli sono debitori più di quanto sono stati e saranno disposti ad ammettere.
- Guercino. 1591-1666 Capolavori da Cento e da Roma
- Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell'Ermitage alle Gallerie dell'Accademia
- Caravaggio. Quadri dalle collezioni dei musei italiani e vaticani
- Roma al tempo di Caravaggio 1600 - 1630
- Giovanni Segantini: Light and mountains
- Leonardo da Vinci: Painter at the Court of Milan
- Leonardo. Il genio, il mito
- Il Simbolismo in Italia
- Leonardo e Michelangelo. Capolavori della grafica e studi romani
- Virgilio. Volti e Immagini del Poeta

