Cinema
Amore vuol dir gelosia
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L'odore del sangue di Mario Martone, locandina
Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia:Mario Martone
Soggetto e Sceneggiatura: Mario Martone
Fotografia: Cesare Accetta
Scenografia: Sergio Tramonti
Costumi: Paola Marchesin
Montaggio: Jacopo Quadri
Prodotto da: Mikado, Biancafilm, Arcapix
(Italia/Francia, 2003)
Durata: 110'
Distribuzione cinematografica: Mikado

PERSONAGGI E INTERPRETI

Carlo: Michele Placido
Silvia: Fanny Ardant
Lù: Giovanna Giuliani

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Intervista a Mario Martone

Sposati da molti anni, Silvia e Carlo dividono una casa nel quartiere Parioli. L'uomo ha pure una relazione con una ragazza, Lù, della quale la moglie è a conoscenza, ed accetta che quest'ultima possa venir corteggiata da altri. Ad un certo punto entra in scena una quarta figura, quella di un giovane del quale Silvia s'incapriccia. La donna è sempre più coinvolta dalla nuova storia: il suo amante è una persona di destra, violenta,  aggressiva, che la soggioga sessualmente. Carlo si fa raccontare i dettagli dei loro incontri, si strugge di gelosia, perde l'affetto di Lù: ma non riesce a fermare il meccanismo che, alla fine, stritolerà la consorte. Pubblicato nel 1997, “L'odore del sangue” è un romanzo di Goffredo Parise che avrebbe dovuto restare inedito: dopo averlo scritto, nell'estate del ‘79, l'autore “ne avvolse il dattiloscritto in una custodia, lo sigillò coi piombini e la ceralacca, e lo chiuse in un cassetto” (Garboli). Pregno di un erotismo morboso ed ossessivo, forse con scaturigini autobiografiche, il libro ben poco aggiunge alla gloria dello scrittore vicentino. Nel trasporlo per lo schermo, Martone sposta l'azione dagli anni ‘70 ai giorni nostri e non fa del personaggio principale un analista: si viene, così, a perdere sia la indispensabile collocazione cronologica sia il senso ultimo dei lunghi dialoghi coniugali a sfondo sessuale. L'oscena verbosità del film si aggiunge ad una successione di immagini sciatte e di rado significanti, gli attori annaspano in cerca di personaggi definiti, la regia è incerta e divagante nel procedere: si finisce per rimpiangere la concretezza, in melò erotici d'antan, di certi artigiani - il Giulio Petroni di “Labbra di lurido blu” (1975), il Samperi di “Scandalo” (1976) - capaci di tratteggiare rapporti sadomasochistici in modi coinvolgenti e non gravati da intellettualismo.

Francesco Troiano