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CAST TECNICO ARTISTICORegia e sceneggiatura: Ermanno OlmiFotografia: Fabio OlmiScenografia: Giuseppe PirrottaCostumi: Maurizio MillenottiMontaggio: Paolo CottignolaMusica: Fabio VacchiProdotto da Cinema11 e Rai Cinema(Italia, 2007) Durata: 92 minutiPERSONAGGI E INTERPRETIRaz DeganLuna BendandiAmina SyedMichele ZattaraDamiano Scaini
Cinema
Piantare un chiodo. Un gesto che per Ermanno Olmi significa "rifiutare i modelli imposti, fare una scelta di campo e lasciarci alle spalle tutto ciò che ci soffoca e ci opprime". In una sola parola: dire basta. E' quanto fa il protagonista dell'ultimo - nel senso letterale del termine, poiché segna il definitivo congedo del regista bergamasco dal cinema di finzione - suo film, un docente universitario (insegna Filosofia delle religioni presso l'Ateneo di Bologna) bello, ricco e di successo, che un giorno avverte di non essere appagato. Eccolo, allora, piantare il suo chiodo, in senso non solo metaforico: trafiggere, cioè, con dei lunghi ferri pagine e pagine di libri ed incunaboli, di tutti quei testi che non sanno più dare risposte al suo cuore, per infine trasferirsi sulle rive quiete del fiume Po, adattandosi a vivere in un vecchio rudere alla ricerca irrinunciabile di se stesso. Ambientato nei luoghi ove, tre lustri fa, Olmi girò il suggestivo e lirico "Lungo il fiume" ("Il Po credevo di conoscerlo: lo vedevo sempre da un'autostrada. Poi, girando per un anno e mezzo quel film, ne ho scoperto la vera natura. È immenso come il mare, ma ha gli argini. Che sono una linea di confine. Superare quella linea significa lasciarsi il mondo alle spalle e rientrare nell'albero della vita"), il film segna pure il ritorno del nostro alla contemporaneità, dopo le immersioni nei secoli scorsi de "Il mestiere delle armi"(2001) e di "Cantando dietro i paraventi" (2003): "prima ho lavorato sulle evocazioni del passato che non sono ricostruzioni, bensì momenti storici che bussano alla porta del presente, e guai a considerarli passati perché essi si presentano come parabole iscritte nella realtà attraverso disegni emblematici. 'Cento chiodi' è il momento in cui il presente è presente, e ciò significa compiere le scelte che sono da fare". Pellicola testamentaria se mai ve ne furono, essa illustra con splendide immagini e ricapitola tutti i temi propri di uno dei pochi veri maestri del cinema nostrano: i diversi modi di vivere e di praticare la religiosità, l'attenzione alla vita degli umili, la compassione pei propri simili, la degradazione dei rapporti umani, il valore dei sentimenti. Scarno, essenziale, poetico - persino i filari d'alberi paiono significanti, in questo film superbo - "Centochiodi" invera le parole di Jean-Luc Godard, laddove egli invitava ad oppore immagini chiare a concetti oscuri.Francesco Troiano
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