Cinema
L'ultimo terrestre
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Gian Alfonso Pacinotti, L'ultimo terrestre, locandina del film
Informazioni
CAST TECNICO - ARTISTICO
Regia: Gian Alfonso Pacinotti
Sceneggiatura: Gian Alfonso Pacinotti (Liberamente ispirato al romanzo a fumetti Nessuno mi farà del male di Giacomo Monti)
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio:Clelio Benevento
Scenografia: Alessandro Vannucci
Costumi: Valentina Taviani
Musiche: Valerio Vigliar
Durata: 96 m
Italia, 2011

PERSONAGGI E INTERPRETI
Luca Bertacci: Gabriele Spinelli
Anna Luini: Anna Bellato
Padre di Luca: Roberto Herlitzka
Roberta: Luca Marinelli
l'americano:Stefano Scherini
Giuseppe Geri: Teco Celio
Nell’Italia prossima ventura, in palese e grave crisi economica oltre che morale, l’arrivo degli extraterrestri non fa notizia. Son diverse le reazioni: vi è chi ipotizza che saranno le “grandi” del calcio a poterne arruolare qualcuno, altri pensano invece a far danaro cavalcando l’ondata mistico-religiosa. Luca Bertacci, in tutto ciò, continua la propria spenta esistenza: lasciato dalla madre in tenerà età, diffida d’ogni donna; vive solo, lavorando in un bingo e, occasionalmente, recandosi da prostitute. Il suo unico amico è un travestito, Roberta; a volte, va in campagna dall’anziano padre, anch’egli rattristato dall’assenza di contatti umani. Pur provando interesse, e forse amore, per la vicina di casa, Anna, Luca fatica a farsi avanti: in tre anni, hanno preso appena un paio di caffè insieme. Ma l’arrivo degli alieni, buoni e gentili quanto con le idee chiare, apporterà dei mutamenti...
Opera prima del pisano Gian Alfonso Pacinotti (in arte, Gipi), autore di graphic novel - “Appunti per una storia di guerra”, “La mia vita disegnata male”, “Questa è la stanza” - poetiche e crudeli, “L’ultimo terrestre” prende spunto dal libro a fumetti di Giacomo Monti “Nessuno mi farà del male”, composto da 18 microracconti che vedono al centro un metaforico alieno. Ma di fantascienza, in questo azzeccato esordio cinematografico, se ne trova poca: il film è, invece, una riflessione sull’intollerabile malinconia della solitudine, che infine apre a una speranza di riscatto per la via di un neonato amore. Partita con il tono di un apologo atrabiliare (si veda all’inizio la sequenza dell’incontro del protagonista con una mobiliera corpivendola, raggelante e scombussolato), la pellicola procede col passo adeguato fino alla metà abbondante, sul filo di un’ironia perfida e impietosa. In seguito, l’andamento si sposta in maniera via via più percettibile verso un registro realistico e drammatico (il pestaggio mortale di Roberta, la finale rivelazione del vecchio genitore a Luca): il passaggio causa stridori ed una certa perdita di compattezza, che si riverbera sul risultato finale. Il bilancio, tuttavia, rimane positivo: per virtù di stile, innanzitutto, ed inoltre per la capacità del neoregista di dirigere gli attori. In un cast bene affiatato, il talento di Gabriele Spinelli spicca per la sua forza e genuinità; Roberto Herlitzka riafferma il proprio magistero alle prese con un ruolo ingrato, se non sgradevole.

Francesco Troiano