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Palladio, el arquitecto (1508-1580)
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El Greco, Ritratto di Andrea Palladio
Informazioni
Madrid, Caixaforum, Fundació "la Caixa"
dal 7 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010

Nessun architetto nella storia delle arti ha conosciuto una fortuna paragonabile a quella di Andrea Palladio (1508 - 1580). Nessuno più di lui è stato imitato e interpretato. Sulle tracce del palladianesimo si potrebbe fare il giro del mondo: senza Palladio e i suoi Quattro libri dell'Architettura non esisterebbero l'Inghilterra di Inigo Jones, John Webb, Colin Campbell; la Washington di Thomas Jefferson; la San Pietroburgo di Charles Cameron, Bartolomeo Rastrelli e Giacomo Quarenghi; la Parigi di Le Corbusier. Eppure, guardando ai suoi inizi, niente lasciava presagire che lo scalpellino padovano Andrea della Gondola (questo il nome all'anagrafe di Palladio) avrebbe insegnato al mondo a fare architettura. Quando Palladio nei Quattro libri racconta la sua storia come una vocazione che lo ha spinto a intraprendere i faticosi studi di architettura non spiega come sia riuscito ad affermarsi come architetto. Non racconta quindi il suo tirocinio da tagliapietre, né gli incontri che cambiarono la sua vita: non quello con lo scultore e architetto Vincenzo Grandi che lo iniziò ai misteri della scienza delle costruzioni; né quello con il nobile vicentino Gian Giorgio Trissino, umanista con la passione per l'architettura, che credette in lui, lo fece studiare, lo portò a Roma a conoscere l'Antico, lo ribattezzò con un nome classicheggiante, Palladio, e soprattutto lo introdusse nel patriziato vicentino. Tuttavia proprio nei Quattro libri risiede la ragione della sua fama universale. Summa delle sue idee e delle sue conoscenze in materia, nonché catalogo della sua produzione, il trattato palladiano testimonia, accanto allo straordinario talento e alla sapienza costruttiva che consentì all'architetto veneto di progettare edifici di bellezza assoluta, anche la sua meravigliosa vocazione didattica che lo portò a concepire quegli edifici come prototipi. Autore delle splendide ville che costellano i Colli Euganei, delle chiese e dei palazzi pubblici e privati che abbelliscono Vicenza, Venezia e l'intero Veneto, Palladio è stato l'architetto che ha pensato le sue opere come lezioni di architettura e le ha trasmesse ai suoi successori attraverso il trattato. Palladio sviluppa le idee di Vitruvio e Leon Battista Alberti, assimila l'architettura classica e contemporanea di Roma e arriva ad elaborare una sintesi del ricco patrimonio architettonico italiano inventando una progettazione basata su tipologie e su vocabolario predefinito di componenti - colonne e colonnati, pronai e portici -, e definendo un sistema normativo da seguire per la composizione di ambienti ed edifici. Nel quinto centenario della sua nascita, festeggiato il 30 novembre 2008, Palladio è stato celebrato a Vicenza attraverso una bellissima mostra allestita a Palazzo Barbaran da Porto, l'unico grande palazzo di città che l'architetto realizzò integralmente, fra 1569 e 1575. Dopo la tappa londinese allestita nelle sale della Royal Academy of Art di Londra la rassegna si è spostata in Spagna, prima a Barcellona e ora a Madrid nei nuovi spazi del Caixaforum della Fundació "la Caixa". Attraverso dieci sezioni e oltre 200 opere - tra dipinti, disegni, modelli, sculture e frammenti architettonici, medaglie, monete, libri e manoscritti - la rassegna racconta la straordinaria carriera dello scalpellino diventato il più famoso architetto del mondo: le origini padovane e la rinascita a Vicenza; la genesi dei capolavori creati per i ricchi vicentini e i patrizi veneziani e di quel capolavoro sommo che sono i Quattro libri dell'Architettura; infine l'eredità di Palladio,"eterno contemporaneo". Un cospicuo nucleo di dipinti illustra la civiltà veneta del XVI secolo di cui Palladio fu campione e interprete: sfilano gli amici come Giangiorgio Trissino nel ritratto realizzato da Vincenzo Catena; i committenti come Iseppo da Porto con il figlio Leonida ritratti dal Veronese; i colleghi amati come Giulio Romano immortalato da Tiziano e i rivali acerrimi come Jacopo Sansovino ritratto da Tintoretto; lo stesso Palladio nel ritratto di El Greco; arrivando poi al ritratto di Inigo Jones realizzato da Van Dyck. In mostra anche le splendide vedute veneziane di Canaletto e Zuccarelli realizzate per illustrare le opere di Palladio ai palladianisti inglesi del Settecento. Il cuore della mostra sono però i disegni autografi di Palladio. Conservati come reliquie in Gran Bretagna - dove arrivarono grazie a Inigo Jones, che nel 1614 li acquistò a Vicenza da Vincenzo Scamozzi (il continuatore di Palladio), e a Lord Burlington, che nel 1719 e nel 1721integrò il nucleo originario con ulteriori acquisizioni - i disegni fanno luce sul processo creativo di Palladio. Ci sono i disegni architettonici che mostrano Palladio al lavoro mentre inventa, annota le sue intuizioni, sperimenta, cambia idea: gli stessi disegni che l'architetto sottopone prima ai committenti e poi alle maestranze per la realizzazione. Ci sono i rilevamenti e le ricostruzioni delle antichità e delle moderne architetture di Roma (Raffaello, Michelangelo, Bramante, Sangallo). Ci sono i progetti non realizzati, per ragioni finanziarie oppure perché troppo innovativi come un veneziano ponte di Rialto a più campate e il progetto per un nuovo Palazzo Ducale, post incendio del 1577. Per rendere accessibile ai non specialisti la lettura dei disegni, sono stati realizzati una serie di modelli tridimensionali che chiariscono lo sviluppo spaziale delle linee tracciate su carta. Accanto all'arcinoto autore delle celeberrime ville venete la rassegna racconta un Palladio inedito che progettava casette a schiera per i rioni veneziani o che faceva del colore un uso espressivo, proponendo violente bicromie come motivo architettonico.