Cinema
Io non ho paura
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Informazioni

CAST TECNICO ARTISTICO

Regia: Gabriele Salvatores
Soggetto e Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Marciano
Fotografia: Italo Petriccione
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Patrizia Chericoni, Florence Emir
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Ezio Bosso
Prodotto da: Maurizio Totti, Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenz
(Italia/Spagna/G.B., 2003)
Durata: 108'
Distribuzione cinematografica: Medusa

PERSONAGGI E INTERPRETI

Michele: Giuseppe Cristiano
Filippo: Mattia Di Pierro
Sergio: Diego Abatantuono
Pino: Dino Abbrescia
Anna: Aitana Sánchez-Gijón

In un caldissimo giorno d'estate degli anni Settanta, sei bambini a cavallo delle loro biciclette si avventurano, impavidi, nell'enorme distesa dei campi di grano che caratterizza il panorama dell'entroterra pugliese. Michele Amitrano, dieci anni, si attarda per cercare gli occhiali della sorellina: e finisce così per imbattersi in un suo coetaneo, Filippo, ridotto quasi ad una larva ed imprigionato dentro ad un buco scavato nel terreno...
E' l'inizio di “Io non ho paura” (Einaudi, 2001), il romanzo più noto e venduto del giovane scrittore romano Niccolò Ammaniti, riproposto con fedeltà da Gabriele Salvatores nella sua bellissima trasposizione cinematografica, appena approdata nelle nostre sale.
Apportando poche variazioni alla trama originale, il regista di “Mediterraneo” (1991) ibrida felicemente certe suggestioni dell'horror rurale - da “La casa dalle finestre che ridono” (1976) di Pupi Avati a “Grano rosso sangue” (1984) di Fritz Kiersch - alle migliori dritte del cinema sull'infanzia, da “Stand by me” (1986) di Rob Reiner ai classici d'un Truffaut od un Comencini.
Mescolando tenerezza e crudeltà, tra Stephen King e Mark Twain, “Io non ho paura” è uno straordinario racconto sulla perdita dell'innocenza ove s'alternano luce ed ombra, pieni e vuoti, esterni ed interni a marcar l'inconciliabilità tra l'universo dei bimbi e quello degli adulti. Giuseppe Cristiano è un Michele di grande intensità, Mattia Di Pierro incarna al meglio il sembiante di un'infanzia straziata; mentre, fra gli adulti, spicca la superba caratterizzazione di Diego Abatantuono, vilain che non conosce rimorsi o pentimento, schizzato dal Nostro con una bizzarra ferocia tutta meneghina.

F.T.