Harvard Diary
Photography and Italy di Maria Antonella Pelizzari
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Photography and Italy di Maria Antonietta Pellizzari, copertina
Informazioni
Reaktion Books
pp. 187, ill.
euro 19,54

Incontri con l'autore
Il 23 febbraio 2011 il libro è stato presentato dall’autrice a Harvard, nell'ambito del De Bosis Colloquium in Italian Studies.

Per anni, quando alla televisione ancora si chiedeva di svolgere o almeno di proporsi di svolgere una funzione di arricchimento culturale e non solo di intrattenimento e di promozione dei consumi, negli spazi occasionalmente restati vuoti fra un programma e l’altro venivano inserite immagini di paesaggi italiani, accompagnate da melodie che sono a lungo restate nella memoria collettiva degli italiani – la Toccata di Paradisi, la Sarabanda di Couperin, la Passacaglia di Händel. Tutti autori sei-settecenteschi, e uno solo italiano, come a suggerire che le fotografie che intanto si susseguivano sullo schermo, una ogni quattro secondi, rappresentassero, sì, l’aspetto reale e attuale del paese ma insieme dei luoghi senza tempo. Proprio la tecnologia che stava radicalmente trasformando le abitudini e i sentimenti degli italiani (in un celebre articolo Pasolini accusò la TV di avere segnato la fine dell’era della pietà e l’inizio di quella dell’edonismo) contribuì insomma a diffondere a livello di massa un senso di appartenenza fondato, più che sulle istituzioni o su comuni valori, sulla bellezza e la lunga antichità dei borghi e palazzi d’Italia, trasmettendo per ciascuno di essi un’immagine canonica e facile, da cartolina illustrata. La responsabilità di misurarsi con un ambiente così carico di iconografia ha a lungo pesato sulla fotografia italiana, e ancor più sulla fotografia dell’Italia. Forse per questo se ne sono scritte così poche storie e in commercio, sino a pochi mesi fa, non ce n’era nessuna. Ha rimediato Maria Antonella Pelizzari, professoressa a Hunter College, a New York. Il suo libro precedente era sull’India: lo noto perché aiuta a capire la prospettiva del suo lavoro, centrato sul mezzo fotografico e su specifiche fotografie, non sulla cultura del paese esaminato. Si parla di cultura e storia italiana in Photography and Italy, e direi anzi che è un’introduzione più efficace di molti manuali accademici all’Italia risorgimentale e contemporanea; ma non è questo il suo fine e le immagini non vengono usate, come accade spesso (e come faceva l’intervallo Rai), per confermare visivamente un discorso sviluppato a partire da conoscenze e documenti di altro tipo. L’impressione è che siano state piuttosto le fotografie a determinare il percorso di Pelizzari: come se le avesse scelte individualmente, per la loro forza espressiva, e solo dopo abbia pensato al loro contesto e ai loro rapporti interni. Ne risulta un tracciato un po’ a zig zag ma affascinante, che ci porta dai dagherrotipi di metà ‘800, tarde testimonianze dello spirito del grand tour o strumenti per lo studio comparativo degli stili architettonici, all’antropologia visuale che, un secolo dopo, documentò e aiutò la comprensione di realtà socio-culturali emarginate (per esempio i dossier preparati da Franco Pinna per De Martino in Puglia e Basilicata); dagli esperimenti di futuristi e fascisti con le tecniche del fotomontaggio, della sovrimpressione e del collage, allo sguardo straniante con cui Paola Di Bello riesce a restituire senso e visibilità alle cose (e alle persone) che sono state scartate, gettate via. In un saggio di trent’anni fa ma ancora importante (e da poco ristampato), Giulio Bollati, allora impegnato a decifrare il carattere degli italiani, si soffermò sul loro “modo di vedere”, in particolare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. La sua conclusione fu che la preminenza acquisita nel Risorgimento dagli intellettuali e dalla parola aveva sancito la fine della supremazia italiana nelle arti visive. Il libro di Pelizzari lo smentisce: che sia per lo più mancata, almeno sino a tempi recenti, una piena accettazione culturale della fotografia non significa affatto che gli italiani avessero disimparato a guardare e rappresentare il loro paese.

Giudizio: Giudizio: Tre stelle

Riferimenti:
- Maria Antonella Pelizzari, Traces of India: Photography, Architecture, and the Politics of Representation, 1850-1900, Yale University Press,  pp. 344, ill., euro 35,51.
- Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, Garzanti, pp. 225, euro 11,00.
- Giulio Bollati, L’italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione, Einaudi, pp. 247, euro 18,00.
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